Il leopardo di Ligabue

Il leopardo di Ligabue

3 Gennaio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Può essere un gatto, può essere un leone, è un leopardo mai visto nella padana di nebbia. Può essere un gatto amico di solitudini da spartire, può essere un gatto complice di compagnia davanti ad un camino che odora di fumo. Può essere un leone, dominatore, padrone di savane mai viste, paura di sogni che vengono di sovente.

E’ un leopardo, una sorta di gatto feroce, un leone agile che si nasconde nella selva e non è spavaldo nella savana.

Antonio Ligabue non impara a dipingere, dipinge, non vede quel che dipinge lo sente. L’incubo è imminente, presente devastante: in un gatto che dorme che di quella tigre forse non è neanche lontano parente.

Il leopardo pare cattivo da far ossa di ogni Cristo, pare dentro una selva che è orto di contadino dove giocano due gattini a studiare di esser grandi, ma gatti e non leopardi.

Ma poi guardi bene e non è il leopardo che spaventa, ma è lui che si spaventa davanti ad un mondo così banale da far orrore e lo scheletro è resto di una guerra, non pasto di fiera.

Capovolgi l’orrore e il leopardo torna gatto.

Il vero è come svolgi l’anima dentro. Il mostro ha paura del mondo, il mondo è un mostro che incute timore ad un leopardo che, in fondo, l’abbiamo visto solo in un gatto.

 

Antonio Ligabue, Leopardo, olio su faesite, 1955