Il saluto ad un pezzo dell’anima mia cispadana: ciao PieroCicci “saluteme il Brenta e passerò mi da ti”

Il saluto ad un pezzo dell’anima mia cispadana: ciao PieroCicci “saluteme il Brenta e passerò mi da ti”

8 Gennaio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Questo è un ricordo personale, personalissimo, ma io non so fare nulla se non scrivere e questa volta lo faccio per me, leggetelo per gli affetti che avete voi, questo è un affetto mio. Di un pezzo di me. Mi scuserete di questo abuso, a a tempo perso sono un uomo con  il suo mondo. Ecco questo è un pezzo del mio mondo

Alla Befana, la notte della Befana, ho scritto un pezzo sui roghi che fanno i cispadani di questo piano per “bruciare la vecchia”. L’ho fatto ricordando le mie personali radici cispadane. Lo faccio di rado per orgoglio e per pudore, quasi fosse una cosa mia intima… materna la mia anima che ha San Marco con il libro.

Ma il fato, le cose del mondo, pare che le senti come annuncio ad accadimenti che saranno. Ho sentito di dover ricordare, perché stavo per perdere un pezzo di quel mio monfo.

Mi telefona mia sorella Alessandra (una ne ho ed è abbastanza), di sera, ora insolita per i “nostri litigi”.

Mia sorella non ha il cuore tenero, è così cispadana (a differenza di me) che accetta le cose come vanno, senza quasi lacrimare mai, è dalla parte del rigore delle guardie quando io sono indulgente con ogni regola di non avere regole. Lei è austroungarica.

Eppure mentre telefona piange, sì piange. Piange che mi duole il cuore di più visto che non lo fa mai, mai.

“E’ successo una cosa grave”. Penso alle zie non certo giovinotte, ma lei mi dice “no, non zia ma Pierocicci”. Si io lo chiamavo cosa sin da bimbo, si chiama Piero Libero. Un cispadano, vive a Limena vicino Padova, sposato con una cugina di mia madre, Franca Renaldin, che… è morto di tumore.

Ero piccolo una sera si ferma davanti casa un camion enorme, lungo, che quasi occupa tutta la strada. A ricordarlo ora il più grande che abbia mai visto, ma i ricordi ingrandiscono la vita.

Scende un uomo piccolo, era lui, Pierocicci, “so vegnuo a scaricar a Cassino e go deciso de passare…” .

Da allora ogni volta che veniva appena a Roma, o più giù, si “accorciava” da noi. Era sempre allegro, sempre di compagnia, perché i cispadani sono così, gente a cui la vita piace e se ci bevono sopra ancor di più. Gente che la vita la prende per “comitiva”, per “amicizia”, per “piacere di dividere quel che si ha e se è poco che fa…”. Gente che la famiglia è larga, larghissima, infinita.

Piero, lo ribattezzai Pierocicci per via di un altro zio che si chiamava Cicci e Piero di nome anche lui, così il nuovo nome era solo suo. Avevo Zio Cicci e PieroCicci, ciascuno nel suo “ordine sovrani”.

Il camion era la sua passione ma anche, come ogni passione. la fonte di dolore. Uomo generoso, uno di quelli che saluta. Il mio Veneto è sempre stato così: lui nella sua tenacia di voler tener vivo il legame con chi era andato via da lì e stava qui in un oasi cispadana sotto Roma. Parlava con le zie, e con mia madre, veneto stretto, con me italianizzava ma non più di tanto perché in fondo quella lingua così dolce l’ho dentro. Per mia madre ha avuto sempre un rispetto incredibile, straordinario e di questo sono grato. Mia madre con lui parlava fitto fitto che parevano una commedia di Goldoni recitata per me, quasi in esclusiva.

Se ne è andato, pochi giorni di un male che lo aveva scavato dentro. Se ne va uno che per caso passava di qua con un camion per salutare la sua gente anche se per farlo ci voleva qualche ora in più.

Ciao PieroCicci, a Limena i funerali si faranno mercoledì. Salutami il Brenta, il fiume della mia gente, quando partirai con il tuo camion per scaricare poco più in la. So che, comunque, ci verrai a trovare, noi di qui con la faccia come quella “che te gavei ti, la istessa”. Hai fatto piangere mia sorella, lei che ti ospitava, ti veniva a trovare ospitata, io lo sai sono più immobile, ma, confesso,  piango anche io.

Ciao Franca, salutalo per me con l’amore con cui hai diviso quel che c’era da dividere, la vita.

Nella foto Piero Libero (PieroCicci) e la moglie Franca, in gita in montagna