L’ultimo viaggio di Caronte, Pietro Gaviglia

L’ultimo viaggio di Caronte, Pietro Gaviglia

10 Gennaio 2022 0 Di Davide FacilePenna

 

Ogni comunità è fatta di luoghi, strade e monumenti che rappresentano quella cosa che si chiama identità condivisa.
Il discorso vale pure per noi Sermonetani.
Tutti conosciamo e ci riconosciamo in certi luoghi ed in certi eventi, come se appartenessero davvero ad ognuno di noi.
Succede così pure per alcune persone speciali che, per ruolo e storia personale, sono diventate amici o, mi verrebbe voglia di dire, familiari di tutti.
Uno di questi a Sermoneta è stato Pietro Gaviglia che faceva quel lavoro stranissimo e misterioso che è l’impresario delle pompe funebri o, come diceva mio nonno, “il cassamortaro”.
Per buttarla in citazioni dotte, Pietro Gaviglia era il nostro Caronte.
Non ricordo nemmeno più da quanto tempo lo fosse.
Forse da prima che io nascessi.
Era pure amico di mio padre.
Un Caronte che poco c’entrava però con la visione cupa della mitologia classica.
Pietro era uno allegro e pieno di vita, sempre con la battuta pronta.
Capace di rendere leggera pure la morte e, giuro, che ci riusciva benissimo.
Qualche mese fa, io e mio zio lo chiamammo in piena notte perché mio padre era appena morto ed io, tra dolore e stanchezza infinita, avevo disperato bisogno del suo aiuto.
Rispose immediatamente e, subito, si mise a completa disposizione, come faceva, sempre, in queste circostanze.
Lo incontrai in Piazza dopo qualche ora.
Faceva un caldo bestiale quel giorno, malgrado fosse mattina presto.
Lui era già sofferente e malato (dello stesso male di mio papà), ma si volle presentare lo stesso a parlarmi di persona.
Mi guardò dritto negli occhi e disse con un leggero sorriso: “Ma come s’è permesso Mario di andarsene senza chiedere il permesso a me?.
Una capacità di lavoro ed una serenità nel farlo incredibile.
Mi racconta mio zio che trent’anni fa se ne partì, da solo, per andare a prendere mio nonno nel profondo Sud e permetterci di seppellirlo qua vicino a noi.
Facevi fatica pure a pagarlo. “Aò ma che c’hai fretta? Con calma. Te conosco da quando sei nato. Poi passi da noi quando puoi”.
Ti avvolgeva, letteralmente, Pietro nel momento del bisogno, ma riusciva a farlo con una delicatezza ed un rispetto meravigliosi.
L’ultima volta che gli ho parlato era un po’ incazzato perché diceva di aver visto che qualche suo concorrente copriva con i necrologi dei suoi clienti quelli degli altri, prima che si svolgessero i funerali del dipartito: “Ma come fanno? Non si rendono conto che il morto è come un Santo?”.
In questo inizio d’anno, Pietro ha deciso di fare lui l’ultimo viaggio perché, con buona pace di Virgilio e Dante, anche Caronte se ne va ad un certo punto.
Gli rivolgo da miscredente un pensiero, se mai dovesse essere vero che dopo la morte esiste un altro mondo.
“Caro Pietro fai buon viaggio e saluta papà da parte mia.
Mi raccomando però, visto che conosco tutti e due, non prendeteci troppo in giro a noi poveri mortali che non possiamo mica rispondere da quaggiù”.

Davide FacilePenna