Omaggio a Sabino Vona:  l’uva de lo zampitto a “difesa” del Papa re

Omaggio a Sabino Vona: l’uva de lo zampitto a “difesa” del Papa re

10 Gennaio 2022 0 Di Lidano Grassucci
Pubblico questo vecchio racconto nato da un gioco tra me e Sabino Vona in omaggio a lui e per dar seguito all’intervento-ricordo di Emilio Andreoli, in questa “storia” dentro la “storia”, c’è la storia si Sabino e del perché si fece comunista e non è poco 
PREMESSA:
Lo zampitto era secondo la definizione del popolo romano un soldato territoriale pontificio. Gli zampitti erano cacciatori provenienti dal confine sud dello stato pontificio (Velletri, Lepini, ciociaria) e venivano usati nella repressione dei briganti antipapali per la loro conoscenza dei territori.
700 di loro il 20 settembre 1870 erano schierati a difesa della città contro gli italiani. Questa è la riflessione di uno zampitto davanti alla storia. Era uno di Roccagorga. Il punto di vista di un povero cristo dentro la storia. la lingua è italianizzata. La storia è costruita dentro un gioco di scoperta della mia terra fatta con Sabino Vona che saluto, perchè di lui c’è tanto in questa storia. Anzi… è la storia di Sabino.

Nel 1866, per combattere la piaga del brigantaggio nelle regioni meridionali dello Stato Pontificio, Pio IX diede vita a un nuovo corpo ausiliare di riserva, formato da persone arruolate nelle province di Velletri e Frosinone. Inizialmente indossavano il costume ciociaro, con ai piedi le caratteristiche ciocie, calzature perfette per camminare su terreni impervi, ma che valsero loro il soprannome di zampitti . Gli squadriglieri del papa. Gli zampitti si fecero onore anche nella campagna contro Garibaldi e nella battaglia di Mentana. Nel 1870, per respingere gli italiani che cercavano di entrare a Roma, ben 700 zampitti presidiarono la città eterna, di rinforzo a zuavi e dragoni. Dopo la sconfitta, quelli che non riuscirono a fuggire furono fatti prigionieri, come del resto tutti gli altri soldati pontifici.

Me chiamano “zampitto”, per via de le ciocie che porto e delle stringhe che legano la stoffa sulle gambe e me le fanno fine. Certo non metto paura, so’ piccolo, pure un po’ nero. Ma non me so’ mai arreso a nessuno e con mi tenco Dio in persona.
Direte ma chi parla? Mi chiamo Saturno, vengo da Roccagorga dopo Velletri, quasi alla fine del mondo. Sto qua a difende il Papa, perché ci so certi spergiuri che vogliono uccide il Papa nostro, dicono ca n’è Re.
Isso, i Papa, che è bono ci ha chiamato a noi ciociari pe’ difendere Roma nostra da sti antiCristo.
Fa caldo, è il 19 settembre 1870 anni dalla nascita del Signore nostro, è notte e rifiata un po’ d’aria.
Ieri m’ha fermato no ragazzo de Roma struito. M’ha detto che sti italiani, quelli che vonno ammazà il Papa nostro, non so’ proprio cattivi, anzi m’ha spiegato: “pe’ voi burini va pure meglio quando ariveno, non dovete da piu’ la roba ai preti”.
Mo che significa non lo saccio. Debbo dì che pel pezzo di vigna che tata mio tiene alla Ciovitta un po’ me rode che quando arriva ottobre dovemo fa tre mucchi d’uva, e arriva il prete che sceglie quello piu’ bello pe’ lui e a noi ce rimane solo l’uva brutta.
Na volta io e fratemo semo cercato de fregà il prete: semo messo l’uva brutta sotto e chella piu’ bella n’’cima, e alla riversa semo fatto con gli altri due mucchi. Lo semo fatto pe’ tata, così la finoscono i nipoti del curato de fa gli spacconi in piazza. Oh, il prete se ne è accorto e tata c’ha pure menato, ma tanto. Uriava “non se frega nostro Signore”
Quel ragazzo mi ha detto: quelli che arrivano so’ come nu e finalmente cacciamo i preti e diventamo uguali ai signori.
Non so’ capito bene me diceva de Armellini, Saffi, Mazzini, de la repubblica. Io ste cose non le so, so che se non faccio la guardia vanco all’inferno e che noi al Papa ci vogliamo bene, che i preti ci fanno lavorà e pensano all’anima nostra, puro prima della loro.  Vajo sempre alla processione a Sant’Erasmo e non faccio peccati. Noi ci portiamo i polli, le ova e tante orazioni. Ma me sa che al prete ci piacciono piu’ l’ova delle orazioni.
Mo sto qua, lo chiamano Porta Pia sto posto. Il Papa ha chiamato a noi quando so’ andati via i francesi, pare che pure loro non so’ piu’ gente de Cristo.
Ma sto Cristo a me che m’ha fatto: sto qua co l’archibugio a un colpo a difende il Papa e l’onore mio, ma il Papa ci verrebbe da noi a la Rocca a difenderci dal curato quando spartisce? Perché sto ragazzo de Roma m’ha spiegato che la terra non è dei preti, ma di chi ci lavora. Lui teneva i libri, io non so legge. Il curato dice sempre a tata mio: “non li’ devi fa studià, quessi so nati pe’ sta liberi a lavorà la terra, guarda come so’ tristi i figli dei signori che sanno legge e poi se perdono de capo, diventano matti”.
Oh! Noi zampitti semo tutti analfabeti, le lettere ce le scrive il curato, la parola de Dio ce la dice il curato e semo contenti, non ce sforzamo la mente.
Mo sto ragazzo de Roma me vorrebbe di’ che se leggo capisco pure io, pure no zampitto po’ capisce mo. No, non po esse noi semo nati pe’ sta al posto nostro e poi sto ragazzo dice che pure i giudii so come noi. Ma se hanno ammazzato Cristo Nostro Signore come dice sempre il prete e se incazza pure.
Non ci credo che se arrivano sti italiani a noi zampitti ci cambia la vita. Carico lo schioppo e miro, domani ne ammazzo uno de sti italiani, e poi lo porto al Papa e alla Rocca al prete. Ci faccio vede chi è Saturno, a Saturno non lo confondi. Sto qua a spara’ perché se a Saturno ci dicono “qua non deve passà nessuno”, qua nun passa nessuno, pe la Madonna. Manco a cannonate me sposto”.
Certo, se ce penso, alla Rocca i nipoti del prete non so venuti qua, e là c’e’ rimasta pure Filomena mia che quel signorino de Erasmo, il nipote del prete, la guarda sempre co’ cert’ occhi.
Oh! Anto’, dico all’amico mio de la Rocca che sta co’ me, ma perché Erasmo nè venuto qua a difende il Papa? “No so cose che noi zampitti potemo capi’, so’ cose del Signore”. Sì, ma a Filomena mia io ci voglio bene.
S’è fatto giorno, oggi è 20, è na’ bella giornata. Forse tata a la Rocca sta a preparà de raccoglie l’uva, quest’anno è bella certo che la piu’ bella se la magna Erasmo, me dispiace, ma quando torno io che ho salvato il Papa è n’altra musica.
Li vedo gli italiani, c’hanno divise azzurre e portano na bandiera bianca, rossa e verde, non me piace tanto. A noi la bandiera non ce l’hanno data, me sarebbe piaciuto ave’ na bandiera pure io. No perché, il ragazzo de Roma, quello dei libri, m’ha spiegato che quei tre colori vogliono di’ che siamo tutti uguali, liberi e fratelli. Vogliono di’ che io e Erasmo, il nipote del prete, semo uguali.
Nu zampitto uguale a no nipote de curato. Da noi se dice :“beata quella casa ndo c’esce na chierica pelata”.
Sparano botte di cannone. Oh! Guarda quanti so’. Sonano la tromba e coreno, teo le piume n’capo, accomme agli agli.
Oh!.Ndo sta Saturno non passa nessuno, so’ de la Rocca mica fesso, qua me faccio accide ma n’dietro no vado, manco de no metro.
Anto’ spareno, metti la capoccia sotto. Anto’ qua moremo e pe’ che.
Anto’ me sa che l’uva st’anno non me la magno, e Filomena mè, non me vede piu’. Pe’ che? Pe gli Papa. Guarda comme scappano i francesi.
No, nu no, pegli Papa, pe’ l’onore nostro li’ zampitti saranno‘gnoranti, ma quando danno la parola non tornano ndietro. Oh! Ricordate Anto’,se torni alla Rocca dicce ca so’ morto pe’ me, c’a Saturno nun lo frega nessuno e del Papa non me frega niente, volevo solo l’uva mè.
Ammazza accomme spareno sti italiani.