Se ne è andato Barbitto, mangeremo peggio. Saluto a Gualtiero

Se ne è andato Barbitto, mangeremo peggio. Saluto a Gualtiero

16 Gennaio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Ci sono uomini che inventano cose che prima semplicemente non c’erano. Il cibo a Sezze era cosa di famiglia, o scusa d’osteria per dare il vino d’Accrocca. Ma si mangiava bene, per ripetizione orale di esperienze di secoli.

Si mangiava privato, ma si mangiava sapido. Gualtiero De Angelis, Barbitto, come ogni setino che si rispetti ha pensato da prima a prodotti buoni, ma aveva capito che anche per fare quello ci vuole testa, e va a studiare all’Agrario a Latina. Lui aveva testa, non guardava la piatta realtà, ma la metteva in prospettiva e “intraprese” l’arte di fare arte pubblica la cucina setina. Come Michelangelo che faceva di “sassi” pietà e bellezza, vedendo nel blocco di marmo ciò che sarebbe stato.

Si fece ristoratore, andare a mangiare da Barbitto era come dormire al Grand Hotel di Rimini. Poi, poi era curioso, conversatore, capace di stare tra la gente. Assorbiva le cose che i clienti, e lui aveva i migliori, raccontavano, dicevano, faceva di un pasto una esperienza “culturale”, mettendo in campo la sua cultura setino-contadina che era orgoglio e per questa aperta al mondo.

L’ho visto cenando con lui e Titta (GiovanBattista Giorgi) forse un anno fa, scherzava e accettava lo scherzo sulle pasticche che ora doveva prendere e anche sul fatto che doveva ritirarsi presto. Lui che aveva nella conversazione e nell’ascolto dopo che il pasto era consumato con soddisfazione arte di vivere.

Se ne va uno dei maestri di una setinità che non era ostentata e chiusa sezzesità, ma elegante apertura al mondo.

Mi chiamava professore perché quando insegnavo allora Corradini era membro interno alla maturità e portai tuti i commissari a dormire e mangiare lì, con mille bislacche esigenze che io, ahimè, gli spiattellavo per “aiutare” i miei ragazzi. Lui risolveva sempre, poi i colleghi consumarono il primo pasto lì e… capirono una cultura “superiore”.

Rese collettivo il rito del pasto, ha raccontato Sezze che non si trova in muri, in citazione colte, ma nei piatti e nel piacere di parlare.

Ciao Gualtiero, mangeremo peggio. Se ne è  andato un uomo di gusto.