Treno dixit/ Io che sono apparso a Berlusconi
20 Gennaio 2022L’auto segna zero, o giù di lì, ed è buio ancora. Fa freddo… il treno che ti porterà dove devi andare arriva anche prima perché pare ci sia poco da dire. Siamo mascherati, uomini che stanno un poco dove vanno ed un poco da dove vengono… in viaggio. Bella metafora della vita. Siamo anche mascherati, celati in noi, ma anche qui chi viene dai bar del piano cispadano o delle crespe lepine, o dal sud di questa provincia lunga riproduce un umano bisogno di fare piazza.
Si parla di illusioni, di immaginifiche figure femminili, di passioni politiche mischiate, di beni collettivi, di fanfaronate.
L’assessore arriva bardato anche di non maschia sciarpa, anche i cispadani passano da italiche virtù guerriere a più miti maglie di lana. Ma oggi è tempo di presidente della repubblica e non c’è racconto femminile che tenga.
“Ho sognato Berlusconi” dice imperativo l’assessore. Tutti “oooooo”.
Lui imperterrito pare un pastorello di Fatima spiega “era un poco più giovane di come si vede in tv, in mano una agenda e veniva verso di me. Io ero stupito, poi ho preso coraggio e gli ho detto… presidente la stanno bruciando, stia attento”. Lui parve annuire.
Si sentono solo le ruote del treno che sbattono cadenzate sulle congiunzioni dei binari.
Lui, l’assessore guarda per vedere la reazione, lo spagnolo comunista resta stupido, il maresciallo capo aiutante di campo non da che dire…
Poi penso a Carmelo Bene che pubblicò un libro dall’incredibile titolo “Sono apparso alla Madonna”. Il nostro assessore è apparso a Berlusconi.
Siamo arrivati a Roma, ci sono tre profezie a Fatima e una a borgo Carso e sempre di divino si parla.
Un pianoforte, una chitarra e molta fantasia
E fu a Bologna che scoppiò la prima bomba
Fra una festa e una piadina di periferia
Che viveva sdraiata sull’orlo di una piazza
Noi le dicemmo “Vieni, dolce sarà la strada”
Lei sfogliò il fiore e poi ci disse “No”


