Va be, visto il clamore mi candido a Presidente… dell’inconsistente

Va be, visto il clamore mi candido a Presidente… dell’inconsistente

25 Gennaio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Sarei il primo della razza mia, sarei l’unico della mia stazza a guidare una repubblica e non si potrà più dire di banane ma forse di carciofi alla giudia.

Sarei il setino arrivato più in alto prima di Sesa Amici e di Guido Bernardi e sorpasserei pure Lelio Grassucci.

Presidente… mi ci vedo bene: il fisico mi appartiene, due parole a coppia le so dire, e… non mi frega niente di ambire, direi ad ogni questione

Tutto vanità, solo vanità,
Vivete con gioia e semplicità,
State buoni se potete…
Tutto il resto è vanità

Angelo Branduardi, vanità di vanità

Camminerei a piedi tra la gente e a chi mi dice “salve presidente” io direi “non fa niente siamo solo eguale gente”. Andrei nei cantieri e direi ai muratori che solo di loro e di quelle mura resterà ricordo, dei presuntosi di parole vuote non resterà niente di niente. Poi mi fermerei a parlare a ottobre con il contadini per chiedere come sarà a giugno che verrà il grano e quindi il pane della mia gente. Vieterei di parlare inglese a chi non lo è, come ai preti ordinerei di evitare il latino. Poi inviterei i bimbi a guardare dal Quirinale il mondo e siccome quello di domani sarà loro e non mio gli chiederei se è giusto ancora il mio sogno di bambino e se mi diranno di no, sceglierò il loro, se mi diranno di sì dirò che abbiamo sognato insieme.

Nel discorso di Capodanno direi a tutti che è giusto premiare il talento ma ricorderei Vittorio Valletta, capo della Fiat, quello che la ricostruì dopo guerra, quello che fece Togliattigrad, che si vergognava di prendere 33 volte lo stipendio minino di un operaio, oggi i manager arrivano a 4500 volte.

Farei, uno ad uno, i bar di via XX settembre e da ogni barista ruberei idee e mugugni, per fare meglio il prossimo mugugnare.

E se mi dicessero ma tu sei uno sporco rosso, risponderei “certo, come Pertini e Saragat, se non vi basta come Garibaldi, e se non vi aggrada come Matteotti”. Aggiungendo quello che disse Giacomo Brodolini, il padre dello Statuto dei lavoratori, a chi diceva fosse un ministro socialista “no, io sono un socialista ministro”… sarei un socialista presidente.

Naturalmente ho scherzato, sapete che non mi va di fare niente, non vorrei manco disturbare, poi non mi si addice la guida di niente ho difficoltà con l’auto per tacere del passo incerto per carente guida dei piedi.

Quindi sereni, non mi candido a niente continuando a giocare, fin che posso e a fare l’irriverente di un vivere che non è facile, però ci starei bene a dire “italiane e italiani”…

 

Nella foto: Caravaggio, Narciso (palazzo Barberini)