Presidenza della Repubblica: calare la donna di spade quando comanda il re di denari

Presidenza della Repubblica: calare la donna di spade quando comanda il re di denari

29 Gennaio 2022 0 Di Davide FacilePenna

Non mi indigno mai. L’indignazione è un sentimento che non è nelle mie banali corde materialiste. Figurarsi se mai potrei indignarmi per il vituperato “teatrino della politica” intorno all’elezione della massima carica dello Stato.
In piccolo, sono stato attore anche io di qualche teatrino politico. Ho partecipato a decine di congressi politici e sindacali; sono stati momenti che ho trovato bellissimi e incredibilmente istruttivi (soprattutto quando stavo tra i vincitori). Certe dinamiche fanno parte del gioco della Democrazia rappresentativa. Magari non sempre emergono gli aspetti più edificanti, ma del resto parliamo di uno dei tanti spaccati dell’umanità, che non sempre dà il meglio di sé.
Perciò nessuno scandalo se ci volessero venti o trenta votazioni per eleggere il Presidente (in passato è già capitato).
Nessun orrore per sotterfugi, tranelli o tradimenti (esiste il tradimento in politica?).Ci sta pure un pò di ipocrisia per far contenti i (distrattissimi) cittadini.
“Dobbiamo eleggere un Presidente condiviso!”. Per forza. Nessuno ha i numeri per eleggerselo da solo, sennò vedi come lo facevano. Tra l’altro sono proprio questi i momenti migliori in cui mettere alla prova le reali attitudini dei leader
politici. Capacità di controllo dei propri gruppi parlamentari. Sangue freddo. Intuito. Intelligenza tattica.
Un ex Ministro, Rino Formica, diceva che la politica è “sangue e merda”. Non illudiamoci che funzioni in modo diverso nel resto del Mondo o che, in passato, la lotta fosse più nobile. E’ la politica bellezza.
Però qualcosa, stavolta, sta andando davvero troppo storto. Pure per me. C’è stata la dimostrazione plastica che nessuno dei Capetti controlla totalmente i suoi adepti (caso impallinamento Casellati) e che l’unica vera loro preoccupazione è non fare andare al Colle Draghi senza che Draghi abbandoni Palazzo Chigi. Impresa titanica, perché il Banchiere Maximo, con la delicatezza di un elefante in una cristalleria, ha fatto capire che difficilmente accetterà di rimanere dove sta.
Ieri sera la trovata più bella (ironico). I Capi dei due Gruppi più numerosi tirano fuori dal cilindro un coniglio (anzi coniglia), senza ascoltare nemmeno i loro alleati di coalizione (che infatti si dissociano). Candidano una donna. Così senza nome e cognome. Una donna. Pensano di spiazzare tutti con la carta “shogunmitsukunimito”. Una donna. Chi può dire di no? Non c’è mai stata una donna al Colle. Pensano: “Così usciamo dal labirinto dei veti incrociati, dimostriamo che siamo moderni e vogliamo riequilibrare i rapporti tra i generi”. In realtà non ci casca nessuno. Soprattutto tra le donne. Puzza di falsità la “trovatona”. Non riescono a risolvere un casino (che magari poi si risolve nei Casini) in cui si sono cacciati da soli e tirano fuori la questione di genere per eleggere un Presidente della Repubblica che non si materializza.
Piazzano una donna come una fosse una foglia di Fico (non ho resistito alla battuta) sulle loro vergogne. Come dire che vuoi far credere di fare scopa con la Donna di Spade quando sul tavolo mantieni il Re di Denari (ognuno interpreti a modo suo le celate allusioni). Che poi (pare) dico (pare) questa donna sarebbe il Capo dei Servizi Segreti.
A me (donna o uomo che sia) il Capo dei servizi Segreti che passa a fare il Presidente della Repubblica mica mi piace. Come non mi piacerebbe se ci passasse il Comandante Generale dei Carabinieri o il Capo della Polizia. Paradosso dei paradossi poi, per impedire che un tecnico vada al Colle, ci metti una tecnica. Il buono di tutta questa storia è che abbiamo visto come operano i Capi politici fuori dalla bolla dei social networks o dei talk-show televisivi.

PS: Vorrei precisare che se dovesse essere eletta la Donna di Spade io l’ho sempre sostenuta ed
amo alla follia il DIS, l’AISE e l’AISI.