Tendenze a Latina/ Il bar senza l’oste, come il barbiere senza teste
28 Gennaio 2022In Corso Matteotti a Latina, al 41/43, ha aperto i battenti “3 Secondi” un automatic bar aperto H24, già in giro per la città ce ne sono altri. E’ il mercato baby, certp lo so ma voglio avere nostalgia dell’oste, del barista, del locandiere, del cristiano a cui posso dire “buongiorno, come va?”. O la notte dopo aver dimenticato complice il vino poter dire “peste ti colga oste della malora”
ODE ALL’UMANO OSTE
Oste…
Portace n’artro litro
Che noi se lo bevemo
E poi j’arisponnemo
Embè? Embè? Che c’è?
La società dei magnaccioni
Ora cosa diremo: ad una macchina in un muro che il bicchiere di vino è E 21, una sambuca A 52, le alici al tacco G 32. Se non ci fossero stati gli osti, le osterie, le locandiere nessuno avrebbe compreso Guccini, Goldoni e non sarebbe nata l’Italia, il socialismo, la rivolta, non ci sarebbero stati i poeti maledetti con il loro vizio dell’assenzio.
Eppure fa piacere a sera
Andarsene per strade ed osterie, vino e malinconie
E due canzoni fatte alla leggera
In cui gridando celi il desiderio che sian presi sul serio
Il fatto che sei triste o che t’annoi
E tutti i dubbi tuoi
Erano le strofe di Francesco Guccini di Canzoni di notte n2, che segue…
Ma i moralisti han chiuso i bar
E le morali han chiuso i vostri cuori e spento i vostri ardori
Certo la morale non c’è, ma le “immorali” leggi del mercato sì, ma a cosa serve un oste se una macchina può mescere il vino, fare un caffè, darti un Campari ed il cornetto è già imbustato così asettico che sta al sapore come una camera sterile ad un vivaio.
Oste della malora, non si dirà più per chiedere altro frascati magari “accroccato” con acqua di fonte, ma neanche ci sarà più Mirandolina capace di farsi amare non amando alcuno e vendendo a tutti il medesimo vino, della stessa fonte.
Tratto con tutti, ma non m’innamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature d’amanti spasimati; e voglio usar tutta l’arte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari, e duri, che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madrenatura
Carlo Goldoni, La locandiera
Ci sarà una Zanussi pronta a concedersi da macchina per moneta, a cambiare banconota e a offrire silenzio. E non sarà Mirandolina mai, e il pensiero va al mio primo oste, quel Fargiani, Vincenzo, che ci ha insegnato tutto: dal bere il vino d’Accrocca, a magiare pane e alici, a chiudere con una grappa quando da piccoli aveva investito vendendoci un cremino. “Co su vino m’accidi… ma portane n’atro litro che moro annatro poco, ma non peso a niente mo che so vivo”
Ora i bar sono automatici, per automi bevitori. Nelle osterie c’erano locandieri umani per tutti poeti ispirati dal vino che sognavano la stessa Mirandolina.
Sarà il mercato, ma il bar è un’altra cosa, una cosa non automatica che si chiama mondo.
PS: Vincenzo Fargiani era il mio oste a Sezze, e anche di mio padre


