Ciao Enzino, Latina sarà meno elegante. In memoria di Enzo Ceccano

Ciao Enzino, Latina sarà meno elegante. In memoria di Enzo Ceccano

1 Febbraio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Enrico Forte mi da la notizia, noi siamo gente che ride del mondo per il piacere supremo di saper stare al mondo. Noi, non lo uso a caso, perché Enrico mi dice che uno di noi se ne è andato.

“E’ morto, poco fa Enzino”. Enzino è Enzo Ceccano, mi si fa un nodo alla… vita. La testa corre all’ultima volta che l’ho visto, in piazza della Liberta nel centro, del centro di Latina, con il cane bianco, il sigaro. Elegantissimo che faceva eleganza di poco e sempre tutto di gusto.

Era un inglese in una città dell’India, una eleganza extracontesto, una ironia rarissima, la battuta felice, lo sguardo di chi ne ha viste mille nella vita, ma nessuna cosa era per lui tale da modificare il suo aplomb britannico. La mattina presto viveva la città con i personaggi del presto a cominciare da Piercarlo Giorgi con cui lo vedevo passeggiare e commentare storia di una città che era tutta da raccontare.

Sembrava che le mura razionaliste di questo posto avessero bisogno del suo stile, del suo passo.

Dicono che se ne è andato via per un male brutto, io dico che male e brutto non si addicono a Enzino a cui piaceva lo stare bene e il bello. Un bello che diventava in lui unico. Quando gli diventavi amico restavi in una cerchia speciale che non ti escludeva più anche se la vita ti portava a contrasti. Aveva una parola per ciascuno, la sua faccia accompagnava le parole come faceva Totò nelle sue maschere. Era teatrale e il palcoscenico era Latina nel suo vuoto immenso, nel suo silenzioso silenzio.

Con Massimo Passamonti davanti al bar Mimì ci intrattenevamo nei nostri discorsi sul cambiare del mondo, lui passava e sono sicuro che guardando Massimo commentava con “disappunto estetico” il mio non look, e guardandomi commentava con meno distacco ma non tanto quello di Massimo e di tutti e due pensava “il parlare a vanvera”.

Se ne è andato uno di noi, uno di questa piazza che era piena di gente, di persone. Di gente e persone che diventavano personaggi, maschere di una città che non ha mai avuto la Commedia dell’arte e si vede. Era felliniano Enzino…

“Lì, ma si ricandida Zaccheo…” “che ti dico Enzì, lo conosci”… ti squadrava “sì, belli sti stivaletti”

Ciao Enzino, uno di noi. Questa città sarà meno elegante.