Luca Velletri: “Eccheccevò a fa Sanremo”

Luca Velletri: “Eccheccevò a fa Sanremo”

8 Febbraio 2022 0 Di Luca Velletri
Pare facile da casa sul divano cosa ci vuole a fare gol a Buffon. Pare facile davanti ad un piatto di fettuccine cantare come Frank Sinatra. Pare faciile correre 100 metri al modo Jacob. Pare facile scrivere come faceva Giorgio Bocca.
Eccheccevo a fare il medico, basta dare una scorsa su Internet e Ippocrate risulta un cretino. Eccheccevo a vedere una meta che ti cade in testa ti fa il bernoccolo e la cosa è di gran gravità. Quando Luca Velletri mi ha mandato queste righe mi ha riportato un mondo: quello dei tuttocapaci che non hanno mai saputo far nulla. Mi ritrovo in queste righe, grazie Luca e confesso: quello che fai tu con la voce e con la musica è un dono, bellissimo e a farlo ci vuole passione, fatica, talento e cultura. Ci vuole una vita.
Lidano Grassucci
“Eccheccevò?!”
Eh si, a fare un Festival di Sanremo, “Eccheccevò?!”
Far parte di un team che quando viene chiamato non conosce nulla di quanto dovrà affrontare, “Eccheccevò?!”
Assemblare una squadra che riesca a reggere l’urto con canzoni, cantanti, direttori d’orchestra, autori dei pezzi, arrangiatori, discografici, fonici aggiunti e mettici pure qualche simpatico parente “Eccheccevò?!”
Sopportare la pressione di un tritacarne mediatico e fisico come questo, con un mese di doppio concentrato di lavoro all’inseguimento del particolare e di ogni esigenza la più necessaria, per sfociare infine in una settimana di follia collettiva e di tensione ai limiti del parossistico “Eccheccevò?!”
Rendersi conto di quanti errori bisogna sistemare e di quanto pressappochismo bisogna correggere pur di rendere i brani ben eseguiti, anzi talvolta trasformati da bozza informe a capolavoro, spesso attraverso litigate e questioni con chi potrebbe anche farne un altro di mestiere “Eccheccevò?!”
Mettersi tutti i discussione, essere tutti “soldati” ma alla bisogna “generali”, con l’obiettivo del massimo contributo possibile, che va ben oltre la semplice gratificazione personale, anzi talvolta la frustra “Eccheccevò?!”
Suonare tutti i generi possibili per tutte le esigenze più impossibili in spazi angusti fra pretese stupefacenti e manco il tempo per fare plinplin, per di più in mascherina e col riposo che man mano diventa una pura ipotesi “Eccheccevò?!”
Cantare dentro un acquario di plexiglas 1metro x 1metro, senza la minima possibilità fisica e sonora di interagire con i tuoi compagni di strada, manco per potersi dire “tu fai questo, tu fai quello”, che se non aggiusti tutto in tempo reale il disastro è assicurato “Eccheccevò?!”
Fare tutto questo circo con amore passione e dedizione massimi e spesso manco un bravo, ma manco de striscio, “Eccheccevò?!”
Spendere tutta la vita per diventare il miglior musicista o vocalista possibile, per sviluppare la miglior capacità interpretativa, la migliore attitudine alla disponibilità, al plasmarsi sugli stili ed i suoni più diversi, a passare in modo credibile dal pop al rock al rap al trap al lirico, a imitare suoni accenti pronunce dalla Bovisa al Suk, dalla Nduja alla Poenta co’osei, e poi frullare tutto questo e trasferirlo in men che non si dica su note, chiavi, legature, punti, accenti, e variegate pretese “Eccheccevò?!”
Trovarsi a cantare girati verso il pubblico, no spostiamoli anzi giriamoli verso il palco, e così se t’ha detto culo ti trovi davanti almeno vedi il cantante o il maestro, oppure di fianco così ti vede qualcuno, e invece se non t’ha detto culo non solo non ti vedono ma sopratutto tu non vedi nient’altro se non la schiena di chi c’è davanti a te, e provi riprovi straprovi e alla fine esegui con gli occhi divaricati di Marty Feldman uno a sinistra a cercare il gobbo e l’altro a destra a interpretare il labiale dei cantanti, (che quando devi doppiarli e si tratta di improvvisatori seriali so cavoli per diabetici) “Eccheccevò?!”
Ad arrivare qui con alle spalle una intera carriera di impegno e preparazione continua ed implacabile, con un bagaglio di talento e di esperienza che garantisca a chi ti ha voluto di poter dire che tu sarai un valore imprescindibile per questo organico e per questa manifestazione, e quindi prendere tutto ciò che hai fatto dischi concerti trasmissioni teatro musical doppiaggio buttarlo in un secchio e ritrovarsi a fischiettare, perché se “c’è bisogno” si fischietta il miglior fischietto possibile, come se se “c’è bisogno” si canta di tutto e di più, (perché sei qui perché “c’è bisogno” e quando “non c’è più bisogno” se sta tutti a casa) “Eccheccevò?!”
Tutti potrebbero farlo.
O forse no.
Io so solo che la mia storia la mia energia il mio entusiasmo la mia paura ad ogni tampone il mio sacrificio in termini di sonno fatica mediazione semplificazione gestione delle pressioni e di tutte le esigenze possibili le ho portate qui, in dono, a chi ha voluto ancora una volta che io fossi su questa assurda e meravigliosa barca.
A Sanremo, nel centro della musica italiana, nel più importante spettacolo di musica e televisione del mio Paese, che mi onoro di aver fatto per la 18ª volta. Per primo con Pippo Caruso. Poi con Gianfranco Lombardi, Renato Serio, Bruno Santori. E sia nel 2004 che nelle ultime tre incredibili indimenticabili ed eroiche edizioni con Leonardo De Amicis.
Il “privilegio” di essere scelti per il valore che il tuo contributo può portare in dote a questo “spicchio d’Inferno in Paradiso” come lo chiamava il mio infinitamente caro Sergio Bardotti. “Privilegio” di essere voluto a condurre la sezione voci, che per tanti anni mi ha visto imparare realizzare ma anche sorridere e cercare sempre la magia e l’amicizia con tutti i miei compagni di strada, anche con chi non se lo sarebbe proprio meritato. Ma tant’è, ognuno somiglia a se stesso, è quando vuoi essere “altro da te” che inizia lo sconquasso.
Io sono sicuro di essere una persona molto fortunata. E “privilegiata” appunto.
Per questo ringrazio di cuore chi mi consente ancora oggi di fare ciò che so e di dare ciò che ho, in un tempo dove professionisti di talento indiscutibile non hanno altrettanta possibilità.
Grazie Leonardo de Amicis e Maria Cristina De Amicis: sentirsi dire dal tuo maestro mentre ti abbraccia a fine festival “sei la nostra roccia” ripaga di tutti i sacrifici del mondo!
Ancora grazie a tutti i miei colleghi di ritmica archi e fiati, ma grazie ancora di più alle mie splendide ed impagabili compagne di sezione Valentina Ducros Monica Hill Claudia CLó D’Ulisse Naomi Rivieccio, come grazie al mio sodale Bruno Corazza sempre con noi anche quando non è stato più possibile fisicamente, e grazie al mio antico e sempre nuovo Roberto Sterpetti che ha voluto seguirmi nel frullatore di questa emergenza, riportandomi al cuore e agli occhi il sorriso dei mille Sanremi fatti assieme, come se non fosse passato nemmeno un giorno.
Grazie ai direttori che come e piu di sempre mi sono stati vicino e mi hanno avuto vicino, pronto a ogni correzione e contributo, Danilo Minotti Fabio Gurian Carmelo Patti Enrico Melozzi Andrea Rodini, l’immenso Peppe Vessicchio che ogni volta mi fa commuovere…
Grazie a Ama a Fiore a tutti di Rai, audio video logistica supporto all’orchestra, grazie per avermi fatto sentire ancora una volta che l’Ariston è casa mia!
Grazie sempre e per sempre alla mia famiglia, alla mia scuola, ai miei ragazzi e ai miei amici, alla mia gente di palude e di collina fatta di fatica e di sudore, che chi non suda e non si fa il mazzo non costruisce, ma nulla di nulla.
Ecco perché non basta un semplice “Eccheccevò?!”. Perché per fare la storia ci vuole una storia. E “la storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano. La storia siamo noi: siamo NOI questo piatto di grano!”
Ecco.