Dopo Sabaudia/ Ma di che male siamo fatti noi. La società di alcuni senza tutti

Dopo Sabaudia/ Ma di che male siamo fatti noi. La società di alcuni senza tutti

22 Febbraio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Non sono garantista, sono fissato per l’innocenza. Una malattia da cui non trovo cura, non riesco ad accusare ma ad ogni accusa mi sento coinvolto. Come Giorgio Gaber che non si preoccupava di Berlusconi, ma del Berlusconi che era in lui.

I fatti di Sabaudia, quelli di Anzio e andate indietro fin dove volete mettono questa provincia sempre nella pagina di cronaca mai in quella dei viaggi, dei motori, dell’economia. Sono garantista, ma mi domando se siamo sempre noi, se noi molto più degli altri, c’è qualcosa in noi che non va?

Le responsabilità individuali se le vedranno gli individui, ma il male comune non va in tribunale, non va dal prete, non lo arrestano i carabinieri. La responsabilità collettiva è un nodo culturale, è spogliarsi delle parole per cercare le radici delle cose, i bubboni che stanno in questa ex palude. Il nostro rapporto con il potere e con il denaro. Ci nascondiamo sempre dietro moralismi rigidissimi verso i presunti rei evitando, con cura, di vedere il male che sicuramente è in noi. Sono lustri che raccontiamo di giocatori non bravi, non fortunati, ma bari.

Naturalmente non mi assolvo, cerco anche io di prima intenzione le scorciatoie, io mi interpreto le norme a mio agio e mai a mio disagio, e non ho il senso del collettivo ma la consapevolezza di “cavarmela io, e a culo tutto il resto”.

La duna non è una bellezza di tutti, è esclusiva di alcuni: alcuni concessionari, alcuni utilizzatori, alcuni che possono parcheggiare, alcuni… Siamo sempre alcuni, mai tutti. A Sabaudia sul lungomare alcuno parcheggiano gratis, alcuni a tariffa ridottissima, alcuni a tariffa ridotta, alcuni per mezzi esenti e restano gli altri, ma a noi degli altri non importa nulla salvo poi capitare di essere noi gli altri. Confondiamo le carte per tenere ferma la macchina sotto il sole, poi sul mare le buone coscienze ci hanno fatto case per alcuni, con accessi per alcuni, con vista mare per alcuni.

Alcuni che sono più dei tutti. Abbiamo una società relazionale dove votano tutti, ma vincono alcuni. Se non affrontiamo questo non sarà il capro espiatorio che ci salverà, ma lo rifaremo.

Gli accusati di oggi si difenderanno ed io non condannerò mai prima di condanne restando col dubbio anche dopo, ma il male è di noi tutti che aspiriamo a diventare alcuni.