Omar Sarubbo, il Pd che non si basta

Omar Sarubbo, il Pd che non si basta

25 Febbraio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Si chiama Omar Sarubbo, domani sarà il “capo” del partito democratico pontino. L’assemblea del partito si terra al Teatro Moderno di Latina domani mattina.

Un partito “contorto”, il Pd pontino, direbbe uno dei suoi leader storici. Un partito che ha ereditato famiglie politiche, come i cattolici democratici e i comunisti, non certo facili e personalità non meno complesse.

2000 iscritti, al governo in città come Latina, Cisterna, dentro una fase politica che tra pandemia e guerra a dire complessa è poco

Immagino che da buon segretario unitario dobbiamo partire da chi lascia?

Certo che si, vede noi siamo una comunità che deve e si autodetermina e debbo riconoscere al commissario Matteo Mauri di aver gestito in maniera soft la fase a lui affidata, accogliendo i temi e le soluzioni e questo modo di fare ha dato frutti: Cisterna dove Valentino Mantini ha vinto e a Latina dove con Damiano Coletta abbiamo per la prima volta portato il nostro contributo ad una vittoria storica contro una destra fortissima che potava il suo leader storico Vincenzo Zaccheo. Siamo tornati competitivi e capaci di “allargarci”, di fare campo largo

Campo largo, uno slogan

No, un fatto pratico. Mantini del Pd trova alleati per vincere, a Latina andiamo su Coletta e vince. Un campo largo concreto e vincente. Campo largo è l’agire dei partiti con un mondo civico e dei moderati dentro uno schema valoriale che per me è l’antisovranismo, l’europeismo. Il tutto dentro la consapevolezza di non essere autosufficienti

Tramonta la vocazione maggioritaria

Era un’altra stagione, il 2007 . Dobbiamo essere capaci di agire nel campo che abbiamo. E aver fatto questo ha portato a risultati. A Latina noi abbiamo avuto bisogno di Coletta ma anche lui di noi, oggi al governo della città aggiungiamo idee, azioni

Ma i civici non sono sempre esperienze positive: cito Sabaudia da un lato e Formia dall’altro. Diciamo fronte giudiziario e fronte politico

La vicenda di Sabaudia del sindaco Giada Gervasi mi ha sorpreso, consentimi di richiamare il mio garantismo. Vedremo le ragioni delle difese, il percorso giudiziario. Non ho mai partecipato alla gogna mediatica non è nella mia cultura e non lo è della mia parte politica. A Sabaudia dobbiamo lavorare per dare agli elettori la possibilità di una amministrazione capace di dare risposte ad una comunità complessa. Per Formia c’è stata l’esperienza di Paola Villa . Non tutte civiche sono eguali, qui siamo ad un modello non certo aperto e inclusivo.  Il civismo con cui possiamo dialogare è quello che propone il cambiamento e non la testimonianza di una esclusività morale e intellettuale che non esiste, insieme all’antipolitica come unico elemento distintivo

Torniamo al civismo buono, gioco sulle sue definizioni, parlo di Latina

Coletta ha vinto le elezioni, al primo turno con il nostro apporto, al secondo ha vinto con il riconoscimento della sua figura nonostante limiti amministrativi. Ha vinto non con una meteora della politica, lo ribadisco, ma con il leader della destra pontina, il suo padre politico. Una vittoria vera

Sì, ma poi è diventato, nella gestione della vittoria più realista del re. Lui che si presentava repubblicano

Non c’era la maggioranza in consiglio, è arrivato il sostegno di Claudio Fazzone di  Forza Italia, di Annalisa Muzio . C’è stato un allargamento, ma non mi scandalizza. Con Forza Italia governiamo il paese. A Latina Forza Italia ha scelto di garantire il governo della città, da tempo anche a livello nazionale il partito, che sta nel Ppe, è sempre più europeista e liberale. Poi io credo nella dialettica, ho davanti sempre avversari mai nemici. Ribadisco dobbiamo essere capaci di dialogo con tutti tranne che con i populismi, i sovranismi e gli antieuropeisti

Coletta leader della sinistra, ha battuto Zaccheo

Vede già la parola leader non mi piace, vengo da una cultura politica comunitaria che aveva ruoli di servizio, a me piacciono non i leader ma i segretari. Le parole servono al senso politico. Damiano Coletta è leader di Lbc  e sta nel campo del centrosinistra. Figura di spicco del nostra parte. Poi a me piace parlare delle sfide di ora Pnrr, rilancio dei servizi sociali per questo stiamo insieme a Latina con Coletta

Ma con la seconda elezione di Coletta è finito il tempo del centrodestra

Certo è cambiato tutto, ma il centrodestra è ancora forte ma non egemonico. Gli stessi elettori di destra al secondo turno non hanno votato Zaccheo perché è finita è la rendita di posizione sulla nostalgia. Mentre a Cisterna Mantini è riuscito a farsi percepire come un cambiamento forte della comunità, ma anche come elemento di stabilità

Si è segretari delle vittorie ma anche delle sconfitte, a Sezze non ha funzionato

Sezze era ancora dentro il trauma della vicenda del cimitero, giunta dimessa, opinione pubblica scossa. In questo ambito forse abbiamo proposto uno schema che non ha proposto ma si è riproposto. Non abbiamo intercettato la domanda di cambiamento che veniva a noi. Ma a freddo è facile parlare, il partito a Sezze ha capacità, storia, radicamento per potersi rialzare

Stiamo dentro schema del cambiamento, il Pd spesso vince nelle trattative

Beh, vinciamo pure le elezioni. Ho parlato delle vittorie ma mica nascondendo limiti e sconfitte. La politica è responsabilità. Se si riferisce alla Provincia resta nello schema che ho indicato: andare a parlare, a lavorare, con chiunque sia dentro i nostri ambiti valoriali

Facciamo così: quali sono i principi non negoziabili che poi sono il segno della sua segreteria che è unitaria 

Beh, sono le ragioni per cui sto in questa comunità: ogni nostra azione, politica, amministrativa, di scelta strategica e tattica debbono alla fine avere come risultante una maggiore eguaglianza rispetto a prima. Credo poi che noi abbiamo il dovere della dignità delle persone e la dignità non c’è se non c’è lavoro. Eguaglianza e lavoro a cui aggiungo il sostegno ai giovani. Senza questo non c’è sinistra

Vicini e lontani, è vicino a Tonino Terra sindaco di Aprilia

Ammetto la mancanza non conosco personalmente Tonino Terra , ma voglio conoscerlo. E’ il sindaco della terza o quarta città del Lazio, credo doveroso il confronto con lui e la sua citta

Claudio Fazzone

Anche con lui non ho mai avuto una interlocuzione diretta. Ma mi sono contrapposto politicamente. Nel mio nuovo ruolo certo debbo parlare con tutti, anche perché ci sono esperienze amministrative, Provincia e Latina, che condividiamo

Vincenzo Zaccheo

Per me è la destra di Latina, è mio avversario, non un nemico. Credo che sia sincero quando parla del bene per Latina, valore che ho anche io. Poi su come farlo siamo diversi. Con lui scambi duri ma sempre educati

Dalla torre chi butta

Zaccheo, lui è la controparte politica nel discrimine che ho fatto

Gianluca Bono, consigliere comunale a Latina dei 5 stelle

Di Gianluca Bono ho apprezzato la campagna elettorale impostata non sull’ideologia ma sulla prassi, oggi è dentro l’esperienza Coletta è un interlocutore

Claudio Durigon

Siamo agli antipodi, la sua uscita sui Giardinetti e su Mussolini lo qualifica. Sovranismo, populismo sta oltre quel limite

Nicola Calandrini

Ho condiviso una sola cosa con lui. Era presidente del consiglio lui, io della commissione trasparenza. Tra i primi in Italia abbiamo attivato la diretta internet dei lavori del consiglio . Credo che resterà unica condivisione

Un modello di sindaco

Di getto mi viene Anna Maria Bilancia, sindaco di Priverno. Lavora, è intelligente e, in più, è in sintonia con la sua comunità, la incarna. Sì, lei è un modello di come intendiamo noi il governo delle comunità. Ma debbo ringraziare e sottolineare il lavoro di tutti i nostri, ahimè pochi, sindaci in carica.

Il Pd spesso più che parlare della comunità si parla addosso, quasi forme di autoerotismo

La malattia dell’autoreferenzialità c’è, non ne siamo guariti, ma ci stiamo lavorando. Il pluralismo, le differenze, sono importanti, fanno crescere, il male sta nel restare su questo terreno. Quando parliamo di cose concrete dei territorio poi ci troviamo. Dei territori dobbiamo discutere, dei bisogni della gente, non del sesso degli angeli. Poi dobbiamo non essere governisti a tutti i costi. Siamo una parte della società, una parte che ha valori e indica scelte e per questo ci dobbiamo battere. Il nostro fine non è il potere, ma poter fare qualcosa per migliorare la vita della nostra gente.