Contro la guerra/ Evtusenko: la nostra terra Russia dove mi sono sentito per la prima volta tutti

Contro la guerra/ Evtusenko: la nostra terra Russia dove mi sono sentito per la prima volta tutti

5 Marzo 2022 0 Di Lidano Grassucci

Qualcuno era comunista perché la storia è dalla nostra parte.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima, era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.

Giorgio Gaber, Qualcuno era comunista

La Russia per me era quel soldato dell’Armata Rossa con la stella grande sul berretto che “liberava”. Era mio padre che pensava che lì, lì in Russia, non c’erano illusi ma gente tutta come noi e non c’era chi arrivava prima ma tutti insieme.

Vorrei nascere in tutti i paesi
perchè la terra stessa, come anguria,
compartisse per me
il suo segreto
e essere tutti i pesci
in tutti gli oceani
e tutti i cani nelle strade del mondo.

La Russia era una idea, una possibilità, la possibilità che anche col freddo ci si potesse scaldare, che ogni cosa non era del padrone con il bastone ma della gente come me per il suo bisogno e non era una nazione ma il mondo a tutto tondo e faceva girotondo con l’Europa e l’Asia poi andava a saltare al polo nord per tornare in una mambola che aveva tutte le bambole, madre di madri e figlia di figlie. La Russia era..

Non voglio inchinarmi
davanti a nessun dio, la parte non voglio recitare
di un hippy ortodosso
ma vorrei tuffarmi
in profondità nel Bajkal
e sbuffando
riemergere
nel Missisipi

Tuffarmi nelle acque di un lago e poi uscire dalla porta di un fiume e non sentire la differenza di essere qua o la. Già come da ragazzo nel mio canale a imparare a nuotare e poi quella lezione portarla sull’Oceano dove finisce l’Europa e immaginare lontano New York e la sua libertà. La Russia era una porta, la Russia non ci era galera

Vorrei giacere
sotto il bisturi di tutti i chirurghi del mondo,
essere gobbo, cieco,
provare ogni malattia, ferita, deformità
essere mutilato dalla guerra
raccogliere luride cicche
purché in me non si insinui
il microbo ignobile della superiorità
non vorrei fare parte dell’élite
ma di certo neppure del gregge dei vigliacchi

Purchè in me non si insinui il microbo ignobile della superiorità. Suona in russo, nella lingua di quel popolo della steppa. Dio quanto è grande è un mare di grano, è un oceano di girasoli e non c’è monte ma solo grano, girasoli e cielo. Solo questo e spazio per ogni uomo che sappia che da un seme verrà questo mare infinito di cose da mangiare, grazia del signore alla gente di Russia. Grazia del signore

Vorrei essere felicità
ma non a spese degli infelici
vorrei essere libertà, ma non a spese di chi è asservito.
Vorrei amare tutte le donne del mondo
e vorrei essere donna anch’io
magari una volta soltanto

Questa poesia che mi gira in testa questi giorni la leggevo da ragazzo, l’ho riletta da uomo, lo sentita da essere del mondo è di Evgenij A. Evtusenko non un grande poeta russo, ma un poeta del mondo perchè dentro aveva quella Russia che era anche un sogno svanito, un sogno doloroso. Oggi questa poesia me la sono recitata pensando a ogni soldato morto per una guerra che non ha senso, figlio di questa Russia violentata come sempre è violentata la madre dal figlio che si sente onnipotente e la poesia finisce così, voi pensatela per ragazzi di 20 anni

E quando morirò
sensazionale Villon siberiano
non deponetemi
in terra inglese
o italiana –
ma nella nostra terra russa,
su quella verde, serena collina,
dover per la prima volta io
mi sono sentito tutti.

Dove per la prima volta mi sono sentito tutti.

Dimenticavo, la poesia si intitola Vorrei nascere in tutti i paesi del mondo. Ed è la ragione per cui odio i tiranni, i satrapi, i segretari del comitato centrale, gli zar e Putin.