La guerra e il “trolley” di piazza del Quadrato… pardon di Irpin (Ucraina)

La guerra e il “trolley” di piazza del Quadrato… pardon di Irpin (Ucraina)

7 Marzo 2022 0 Di Lidano Grassucci

Questa è una storia di guerra, direte ma perché scrivi tanto di guerra tu che scrivi quasi solo della tua terra della tua gente e pure in modo impertinente.

Scrivo di guerra perché la guerra mi resta dentro, è una memoria che ho in memoria e ogni guerra è esattamente eguale alle altre e quella memoria torna nella medesima ingiustizia.

La guerra non è mai lontana perché si avvicina, perché fa sterili i sentimenti di pietà e fa normale il morire prima del tempo che è il suo tempo.

Vedete era un tempo lontano, il ’44 del secolo scorso. Un giovane uomo con il suo carretto va in città per prendere delle cose in ferramenta, la città? Fate conto Kiev, fare conto Leopoli solo che allora era una Latina da venire, una Littoria dannata. La botta venne dalla marina ma arrivò a Piazza del Quadrato, prese in pieno quel ragazzo. Lo prese tanto bene che di lui non si ricorda nulla, nulla si conserva come se non fosse mai nato, non fosse mai stato a questo mondo. Lo hanno perso e non più ritrovato. Lo hanno cancellato come si fa con i nomi dei buoni alla lavagna con i bimbi. Chissà quante cose avrebbe potuto fare, raccontare, quante cattiverie. Sta di fatto che la lavagna non ha il suo nome tra i buoni. Io l’ho cercato anche tra i cattivi, non si sa mai, ma non c’era, non c’è non ci sarà.

Avete presente avere un buco nella vita? Ecco la guerra fa delle vite del groviere, tanti buchi.

Quell’uomo era mio nonno, Graziano  (Graziano Bergamin, nella foto sotto con l’abito della festa) . La sua mancanza per me è odio ad ogni guerra perché quello che so, che sono, lo debbo a mio nonno Lidano che ha fatto tutto quello che poteva, ma non poteva per due. Mi sono sempre chiesto se gli sarei stato simpatico o no, se mi avrebbe detto cose che ancora non so.

Vedo una foto di un trolley ritto per un viaggio finito, un pietoso lenzuolo che copre un uomo ma non la sia mano e… la guerra mi riguarda, mi ha riguardato, mi ha rubato, ruba sempre.

Mio nonno non ho mai saputo che voce avesse, che strampalata idea di stare qui. E’ cancellato. Oggi i giornali contano i morti, senza nome, come fossero morte cavallette. Quanti bambini da oggi avranno buchi? Quanti giovani uomini saranno buche. Non mi interessa chi ha torto o ragione, gli assassini non hanno mai ragione.

Quando è morto mio nonno Lidano il dolore mi ha ferito che sanguino ancora, non mi faccio capace di questa ingiusta cosa. Ma il dolore è consolazione, è sentimento, di nonno Graziano non ho avuto neanche questa pietà.

Dice, la guerra ti riguarda? Un uomo muore e di lui resta una buca. E la guerra mi riguarda.