Sezze/ Il Pd di sinistra o il Pd delle sinistre: la sfida prossima e virtuosa

Sezze/ Il Pd di sinistra o il Pd delle sinistre: la sfida prossima e virtuosa

14 Marzo 2022 0 Di Lidano Grassucci

Sezze è strana, ha logiche tutte sue come uno stargate che fa da distacco con il resto del mondo. E’ il suo fascino è il suo dramma. Il congresso del Partito democratico si annunciava da disfida di Barletta. Cavalieri prodi pronti a difendere onore e orgoglio con armature diverse, tecniche differenti, e la necessità di tutti di “salvare la patria”.

Già la Patria, solo a ottobre gli elettori segnavano la scelta di dare il testimone ai civici nella guida del Comune, non riconfermando Sergio Di Raimo. A Di Raimo va dato atto di aver preso parte alla pugna così rischiosa che ha rischiato tutto senza paracadute, e non è scontato, non lo è mai. Così non scontato che “ha visto vince”, che il Pd ha visto vince.

Ricordo spesso un vecchio adagio: i vincitori prenotano sempre la sconfitta di domani, gli sconfitti se sono bravi hanno diritto di prelazione sulla vittoria prossima.

Il Pd dopo la vittoria di Lidano Lucidi ha tardato a introitare il fatto che non era più “il tutto setino”, ma era “una parte di Sezze”. Mia nonna usava il termine “cristiano” per definire l’uomo, visto che lei conosceva tutti cristiani. A Sezze sinistra era sinonimo di governo e questo pesa accentuando le conflittualità nominali a fronte di conclusioni uninominali. C’è l’azione del consigliere regionale Salvatore La Penna che ha dentro la cultura del principe diTalleyrand figlio del riformismo pragmatico di Lelio Grassucci, Titta Giorgi, Enzo Eramo e anche Sesa Amici. Una cultura travalica il contingente è carsica, una cultura anticoflittuale del partito istituzione, valore in se.

Il risultato è che il congresso si è accordato, si proprio così: si sono rese suonabili le corde del pianoforte. Francesca Barbati segretaria del partito e Luigi De Angelis presidente (erano antagonisti, diventano coabitanti) . La guerra si è fatta accordo, i toni della vigilia sono diventati coro nella conclusione. Guerre minacciate per trattare.

Ma? Ma, tutto bene ci mancasse altro. Ma ora si passa alla leninista domanda del “Che fare?”.

il partito avrebbe bisogno di dialettiche di anime, di confronto non su come si smaltiscono le foglie di lattuga al piano ma su come si fa una città salva dalla deriva a periferia di Latina che è periferia romana. La città futura è il terreno su  scontrarsi tra cattolici, menscevichi-socialisti, libertari, ecologisti, industrialisti, comunisti, nostalgici dell’agricoltura.

Non la logica del partito di sinistra, ma del partito delle sinistre. Perché non ci sono mai puri torti e pure ragioni, ma sporche ragioni e puliti torti.

Serve ora lo scontro per coinvolgere altri, per allargare le contraddizioni.

L’unità serve? E’ il legittimarsi reciprocamente l’evitare guerre sante, ma poi bisogna dividersi per poter creare nuove sintesi. Senza guerre di religione il tutto per andare fuori dal partito non da migliori ma da interlocutori.

Una sfida per chi, il Pd,  è stato tutto ed ora deve ambire ad essere qualche cosa.

 

Nella foto: Barbati, De Angeli e La Penna