Ucraina, quando la resistenza è un dovere la violenza un diritto

Ucraina, quando la resistenza è un dovere la violenza un diritto

14 Marzo 2022 0 Di Lidano Grassucci

Quando nel mondo torna a soffiare il vento della guerra restano sempre belle anime candide pronte ad accettare ogni cosa in nome della pace, anche l’ingiustizia, anche il sopruso, anche la violenza. Vedete, non lo nascondo (e non me ne vergogno) vengo da antiche genti che non avevano altro patrimonio che l’orgoglio, che avevano dentro il “diritto di resistenza” davanti a chi negava la loro esistenza. Non sono pacifista perché non si può essere rivoluzionari se non si è disposti alla forza contro l’oppressione. Ho sentito dire nei talk show televisivi da uomini satolli che per gli ucraini sarebbe meglio la resa, tanto non possono vincere. Si dicevano così. Viene uno grande e grosso, un Golia, mi violenta la figlia, mi uccide il figlio, mi prende la casa dicendo che è sua e io che faccio? Mi arrendo? Ma avete sangue nelle vene, siete umani. Io vivrò solo per fare quello che Davide fece a Golia, non dormirò, non mangerò, non respirerò fino a quando non lo vedrò cadere esangue nel suo sangue. Come abbiamo fatto negli appennini, sulle alpi, nelle citta nostre cadute in mano al nemico e ai suoi servi nel ’43

Pedro ci ha fermati e stralunato
Gridò “compagni mi si gela il cuore
Legato a tutto quel filo spinato
Guardate là c’è il Brutto, è la che muore”
Non capimmo più niente e di volata
Tutti corremmo su quella stradina
Là c’era il Brutto, tutto sfigurato
Dai pugni e i calci di quegli assassini
Era scalzo, né giacca né camicia
Nudo fino alla vita e fra le mani
Teneva un’asse di legno, con la scritta
“Questa è la fine di tutti i partigiani”
Dopo avere maledetto e avere pianto
L’abbiamo tolto dal filo spinato
Sotto la neve, compagni, abbiam giurato
Che avrebbero pagato tutto quanto
L’abbiam sepolto là, sulla collina
E sulla fossa ci ho messo un bastone
Cassio ha sparato con la carabina
Un saluto da tutto il battaglione
Francesco Guccini, Su in Collina
La libertà non è una grazia che il dio misericordioso ha donato agli uomini buoni, è una conquista di uomini ardimentosi davanti a orchi mai domi, a dittatori che mandano a morire figli di altre madri e si trovano davanti padri a difendere i loro figli. Ed i primi non possono vincere mai. Sei pacifista? Non posso permettermi questo lusso e non posso piegare la schiena. il 10 marzo 1872 moriva a Pisa Giuseppe Mazzini. Il padre della mia Patria, uno dei padri della giustizia sociale del mondo, moriva con un sogno repubblicano in testa. Lui era uomo probo, di fede. Bettino Craxi, socialista presidente del Consiglio alla Camera, lo cita in un discorso sulla violenza.

Quando Giuseppe Mazzini, nella sua solitudine, nel suo esilio, si macerava nell’ideale dell’unità ed era nella disperazione per come affrontare il potere, lui, un uomo così nobile, così religioso, così idealista, concepiva e disegnava e progettava gli assassinii politici. Questa è la verità della storia; e contestare a un movimento che voglia liberare il proprio Paese da un’occupazione straniera la legittimità del ricorso alle armi significa andare contro le leggi della storia. Si contesta quello che non è contestato dalla Carta dei principi dell’Onu: che un movimento nazionale che difenda una causa nazionale possa ricorrere alla lotta armata.

Intervento alla Camera dei deputati Bettino Craxi, presidente del Consiglio della Repubblica italiana sulla  crisi di Sigonella. Roma, 6 novembre 1985.

Gli ucraini hanno il dovere della Resistenza a se stessi, alla Storia, alla umanità. Se Winston Churchill si fosse arreso ai tedeschi pensando che tanto non si poteva vincere, oggi parleremo tedesco in camicia bruna.

I partigiani, Mazzini, Churchill sono monito ai pavidi, un uomo che non ha l’orgoglio della sua libertà, semplicemente non è mai nato.

“Lì, figlio me non te leva mai i cappeglio dinanze a niciuno, fosse puro i Papa. Mai”. Manco gl’asino  vo i padrono” . Un nonno al nipote, il nonno è il mio il nipote sono io, Lidano a Lidano.

PS: un giornalista italiano si stupisce della resistenza Ucraina e si domanda: ma noi lo faremmo in Italia? Lo abbiamo fatto, lo abbiamo fatto per tre lunghi inverni, tre anni, e abbiamo vinto. Abbiamo vinto la libertà che consente agli ipocriti di essere tali