Lettera di primavera al sindaco di Latina, tanto pe dice

Lettera di primavera al sindaco di Latina, tanto pe dice

21 Marzo 2022 0 Di Lidano Grassucci

È una canzone senza titolo
Tanto pe’ cantà
Pe’ fa quarche cosa
Non è gnente de straordinario
È robba der paese nostro
Che se po’ cantà pure senza voce
Basta ‘a salute
Quanno c’è ‘a salute c’è tutto

Ettore Petrolini, Tanto pe cantà

 

Caro Sindaco, non so se lo hai notato ma è primavera. Dirai e cosa mi frega? Ed avrebbe ragione ma un signore saggio, un tal Montesquieu (sti francesi) spiegava la libertà dei popoli con il clima, con gli effetti del clima e anche la primavera è politica e quindi “ci frega”

Qui la primavera, sindaco, è dolcissima ed ha così tanti colori che ti stordisce. Qui la primavera, se l’ascolti in silenzio, ha il ronzio costante delle api e fa miele. Non lo notiamo più tanto è normale e ci illudiamo di mediocri Maldive che sono dive malate qui invece ci sono benedette maghe in salute, ammaliatrici di marinai impegnato a inventare il modo di raccontare le meraviglie del mondo. Ci pensa sindaco qui abbiamo avuto la prima diva del mondo, la Belen del tempo dei greci, la Sofia Loren che metteva in ombra anche Elena che pure fu cagione di guerra e che guerra.

So bene che lei ha da fare quanto io ho da dilettarmi del vivere, ma il vizio delle chiacchiere da osteria, l’ozio di ricordare saggezza mi porta a questa mia

Nei paesi freddi si avrà scarsa sensibilità per i piaceri; essa sarà maggiore nei paesi temperati, estrema nei paesi caldi. Così come si distinguono i climi mediante i gradi di latitudine, li si potrebbe anche distinguere, per così dire, mediante i gradi della sensibilità. […]

Nei climi nordici troverete popoli che hanno pochi vizi e molte virtù, grande franchezza e sincerità. Avvicinatevi al mezzogiorno, e avrete l’impressione di allontanarvi dalla morale stessa: passioni più vive moltiplicheranno i delitti; ciascuno cercherà di prevalere sugli altri per dare più libero sfogo a queste stesse passioni

Lo diceva Montesquieu studiando gli uomini. Allora noi con questa primavera come siamo?

Siamo placidi nei piaceri e quindi davanti al sole curiamo la paura della malattia che diventa piacere di far vincere il sole, il male è nel freddo senti in casa ma da noi si sta fuori.

Davanti alla guerra, c’è pure quella, qui da noi ti trovi a capire quel che non puoi perdere morendo con il moschetto in mano, il piacere del piacere e non invadi, ma stai fermo sotto l’ombrellone.

A Latina fioriscono mille fiori non come a Castelluccio che sono tutte lenticchie, qui ciascuno ha il suo fiore e basterebbe non coglierlo.

Le scrivo per dirle, faccia un consiglio comunale sulla duna: mare davanti, lago dietro e una precaria lingua di sabbia dove le piante si ostinano a non arrendersi al vento, al sale, al sole, al mare. Ostinate. E rivendichi questo il clima, la primavera, senza inventarmi altro, facendo imbrattare di sabbia le scarpe dei signori consiglieri, facendo seccare dal sale le loro labbra per berci sopra una gassosa di Sora con una scorza di limone di Fondi

Montesquieu diceva che è il clima che ci fa così, usi ai piaceri in questo piacevole posto e urliamolo al mondo, siamo quelli dove troverete nulla da fare, ma lo farete con piacere. Siamo quelli che ogni cosa è comoda anche viaggiare con le vetture. Il resto lo fa un vinello leggero, di quelli che non impegna, ma dona loquace allegria, magari mixato con la gassosa di cui sopra ed hai uno spritz a manco un euro.

Sindaco, presentiamoci così a primavere: qui si sta bene de  mente, de core e de panza (Don Buro, Vacanze in America)