Sezze/ Il Monumento non è villa Borghese ma per noi è più di Central Park

Sezze/ Il Monumento non è villa Borghese ma per noi è più di Central Park

27 Marzo 2022 1 Di Rita Berardi

Il potere di fb è micidiale in tutti gli aspetti. Mi arriva la notizia che il Monumento di Sezze, cioè il Parco della Rimembranza non è considerato dalla Regione un parco storico. Certo che non è Villa Borghese a Roma e tantomeno Central Park a NY, ma per noi setini invece lo è storico, perché come sottolinea il mio direttore “la storia siamo noi”. Allora quando penso al Monumento mi vengono delle instant fotografiche più che racconti con anche il profumo delle Primavere al MONUMENTO, a tal proposito a Primavera da più di un anno avrei promesso un articolo particolare al caro direttore, ma dovrò farlo dopo questo. Torniamo ai miei ricordi visivi sul Monumento, senza che mandi a dire a chi segue una regola burocratica che storico lo diventa in quanto memoria di un vissuto della gran parte dei cittadini setini e dopotutto oggi su instagram vengono pubblicate proprio le storie di gente comune anche. Le mie instant sul Monumento dal 1975 ad oggi potrebbero dare vita ad un “reality” che vede me con il calzini di filo di cotone lavorati a uncinetto, abitudine allora, di noi bambini setini tutti di indossarli per andare alla messa della domenica o ad occasioni importanti. Era il 1978 al Monumento che quando pioveva sotto le scalette, fronte la Torrefazione, oggi bar gestito da Moldavi e frequentato da Albanesi, dopo un po’ di giorni si formava una pozzanghera tra acqua e fango. Ci trovammo al ritorno da Santa Maria passando per porta Pascibella tagliando il Monumento per tornare a Via Resistenza, io e la mia amica d’infanzia Giusy Eianti che “già era più longa de mi” fronte a questa barriera naturale che lei saltò come una gazzella trovandosi già su per le scalette mentre io, con i “calzettoni di filo” che mamma mi aveva fatto fare con grande sacrificio economico ero a disagio tre volte. Uno per essere vestita non sportiva come la ginnica Giusy, due per il pensiero di non sporcare i calzini con tanto di scarpe lucide pure, tre titubavo al salto proprio per la consapevolezza di “essere zeca” (piccola di statura) e fu così che tra l’incitamento dell’amica a saltare e la difficoltà delle “mie cossicciole” ( gambe corte) atterrai dritta dritta nel fango. Il disagio o avventura come la si voglia interpretare continuò con me e Giusy nella centenaria fontanella che proprio li era nel cercare di lavare dai candidi calzini,
l’impietoso fango che non voleva andar via. Fu cosi che tornata come un guerriero sconfitto a casa, oltre la personale umiliazione di non essere riuscita nell’impresa, mi beccai botte e punizione di non uscire per una settimana, da mia madre che teneva più ai calzini che capire il perché dell’accaduto.
Sarebbero tanti i momenti da “instagram- are”, dalla festa della Azione Cattolica nel 1981, bellissima sdraiati sul prato pieno di margherite a cantare, alle serate della festa dell’Unità con il mio ragazzo Fabio nel 1984 dove comprai la mia desiderata Matrioska, li ho conosciuto le canzoni di Finardi con Cesare Di Toppa nel 1982, ho giocato a pallone con il cane di Pietro Ceccano ho passato i bei pomeriggi con le sorelle Contento e ho reincontrato dopo anni dall’asilo, il mio più caro amico Pierluigi Marchionne (Zuccarino) adolescente nel 1981.In quel parco ho vinto le mie prime 250 mila lire in un estemporanea di pittura nel 1988 come prima classificata e sempre in quel parco, Marianna mia figlia per la prima volta a 2 anni nel 1994 ha giocato fino a sporcarsi di terra ad una Sagra del Carciofo. In quel parco ho le foto di mia figlia con una segreta persona qualche anno dopo.
Di piú in quel parco ho partecipato a fare la giuria in un’estemporanea della Cgil per il mio grande amico pittore Silvio Sangiorgi nel 2006 e l’anno dopo se non fossi andata a trovarlo di nuovo come pubblico il 1 Maggio del 2007, non avrei conosciuto quel bambino marocchino che con altri bambini di una Casa Famiglia di Sezze erano lì per disegnare e colorare. Li al Monumento se quel giorno non fosse venuta anche mia figlia oggi Ossema mio figlio, non sarebbe con noi. Ma nemmeno io e mia figlia, se nel 1945 mia nonna Vincenza Molinari, proprio dalle bombe degli americani salvò, proteggendo sotto il fosso del Monumento i propri figli, tra cui mio padre “Ginello” di due anni. Per noi il Monumento non è solo la storia di Sezze, è la nostra vita.