Latina, il consiglio comunale a “paranza” le commissioni a “disparanza”
3 Aprile 2022A Latina, in Consiglio comunale dico, litigano per commissioni, presidenze e vicepresidenze.
Tuonano, “non si rispettano le maggioranze”, “il presidente è di minoranza!”.
Ma non si sono accorti che in assemblea non ci sono minoranze o maggioranze, ma solo “paranze”: 16 di qua e 16 di là stanno, pari pari. Tacca tacca, filo filo, metà e metà. Manco ” nero a metà”, nero tal quale. Quindi, facendo distinguo tra maggioranza e minoranza negano l’evidenza di loro stessi, non sanno contare esattamene come gli scrutatori delle 10 sezioni dove si riconta e ogni volta chi riconta pecca di calcolo errato ma pe poco.
Remo Tiero non rappresenta la minoranza, i vicepresidenti Gianmarco Proietti e Giuseppe Coluzzi non pesano per la maggioranza, ma stanno tutti in perfetta eguaglianza. Rappresentano tutti e tre la “paranza”
Se non fosse parola abusata da Roberto Saviano in altro contesto, avrei detto che si tratta di un consiglio di paranza, di neutrale… inutilità.
Pari e patta è la partita, poi c’è il voto del sindaco, Damiano Coletta, che “dispara” come può.
La cosa fica è che di questa paranza non se ne sono accorti neanche i pari, che si sentono dispari. Cattivo lavoro delle maestre alle elementari. O forse hanno tutti saltato la lezione che spiegava il 50%, facendo illudere anche chi è metà di sentirsi “nacicolotta” tutto.
E le commissioni? Stanno litigando su come rendere da una base a metà una rappresentanza che faccia una metà e poco più. Un paradosso matematico la cui soluzione supererà anche la geometria non euclidea. I Consiglieri di Latina, somari in aritmetica, diventeranno i fondatori di una nuova matematica dell’universo: la metà non è da intendersi mezzo e mezzo, ma na nticchia più a me. E perché? Come diceva il Marchese del Grillo: “perché io so io e voi non siete un cazzo”.
Benvenuti nella città dove il pari non è patta.
Foto: Cesare Maccari, Palazzo Madama


