Come una milonga di città

Come una milonga di città

15 Aprile 2022 0 Di Lidano Grassucci

Seduta, seduta sulla sedia. La luce entrava da una finestra che aveva davanti una città. Qui era tana, casa, intimità. Seduta indossando un cappello per se stessa, seduta indossava se stessa.

Si questo era il tempo giusto, indossava se stessa e era libera di ogni pensare, padrona del suo pensiero senza bisogno di alcuna recita sia pure d’educazione. Il cappello la faceva come fa il puntino sulla i, la faceva unica lettera con uno stacco dentro, che staccava da ogni banalità. Unica lettera che dei fermare la penna dalla sua lineare corsa sia pure per un puntino.

Diva per se, girò la sedia e fece dello schienale come davanzale e guardo non il mondo ma se stessa in un lui che era dietro Borsalino a tre quarti e tutto era il suo profumo.

Lei posizionava il suo cappello, il suo puntino, per dare senso al corpo che scopriva pian, piano. Piano piano. Una milanga al sapore di danza americana di quella America dove parlano un poco come qua e sognano tal quale.

Si sentiva posseduta da quel profumo che immaginava l’uomo che aveva alle spalle. Un uomo come il cuoio, un uomo come il profumo di vino ma nella testa, un uomo che aveva sentore di una guida che conosce la via di questa Patagonia tutta uguale, tutta di vento, tutta senza alberi prima dell’ultimo ghiaccio.

Si sentiva libera di ardire oltre il ghiaccio, prima del vulcano, dove il mare fa tempesta. Così in una terra che si faceva terra da costruire, terra diamante.

Pareva la fisarmonica intonare il vento, il vento da cui la difendeva un cappello, da cui ardiva di ogni segno e le mani stringevano l’aria e non per il dolore ma di un piacere che scendeva da ogni dove e saliva per vie che percorreva ora per ogni ora che era rimasta ferma.

Milonga di una stanza dove non c’era niente affollata di quei pensieri che chiamano desideri.

Jack Vettoriano, l’arte della seduzione