Latina/ La “politica della buona volontà”, del “bene della città” e la polis dell’umanità
16 Aprile 2022Leggo un articolo, su Latina Oggi, a firma di Sandro Panigutti di una conversazione con Massimo Passamonti sulla necessità del ritorno alla politica nel governo della città stante il fallimento delle “prove tecniche di Coletta”. Credo che il senso della osservazione sia centrato, credo che il delirio civico inizi non da Coletta, ma da una destra che si è concentrata sul “laboratorio Latina”, facendola diventare cavia della nostalgia e non città delle possibilità. In questo Coletta è nel solco della destra da laboratorio con tutto il bagaglio di chiusura autoreferenziata che ha nella letteratura di Antonio Pennacchi la sua “pezza d’appoggio culturale”. Siamo di Latina e prima di Littoria, quindi in “diversità” con l’intorno. Questo spiega il rilievo di Passamonti sull’isolamento di Latina verso la Provincia, Acqualatina, la Camera di Commercio, il consorzio di bonifica, ma io direi anche verso il Parco del Circeo, la rete delle fondazioni (Campus internazionale di Musica e Caetani hanno sede a Latina che quasi non lo sa), la stessa gestione della Asl e dell’ospedale, l’università che ci tratta come facevano gli inglesi con l’India durante l’impero.
Manca la politica? Certo, la tecnica non ha valori, la tecnica non ha capacità di fare scelte di priorità, non ha passione, non ha capacità prospettiche verso il domani non inventa mai, ripete sempre.
Questo è forse accettabile da una destra nostalgica, è inammissibile da una sinistra della città futura, del sol dell’avvenire. Il laboratorio della destra a Latina “rigettava” i possibili trapianti di sinistra. Infatti sei anni fa sceglie l’avventura civica davanti ad una destra suicida non la politica della sinistra. I civici di Coletta non convincono per futuro ma per giustizialismo sul presente, un modello sudamericano alla Peron distante anni luce dalla prospettiva socialdemocratica europea, vicino alla tecnocrazia di Macron con tutta la sua autoreferenzialità.
E a destra? C’è il ritorno di Vincenzo Zaccheo anche lui dentro un amore locale: “Latina nel cuore” è il nome della sua lista che non è tanto distante da “Latina Bene Comune”.
Tecnica e buona volontà, la politica valoriale come “difetto strutturale” o peggio “regno del male”. Non è a caso che il tema del ritorno alla politica è di un laico, di un socialista, perché le altre famiglie politiche hanno dei problemi con la politica umana figlie di politiche divine, scientifiche, o gerarchiche.
L’ipotesi laica di una costruzione di una umana città vivibile dove esprimere opportunità non è prevista e un finanziamento per i bimbi equivale ad uno per tagliare l’erba, un edificio di fondazione da acquistare è la medesima cosa che una scuola da sistemare.
Serve la politica, debbo dar ragione a Passamonti che è gerarchia di valori: prima la libertà, poi i bambini, poi gli ultimi, poi… Tutto questo, però, va contestualizzato in una città che aveva dalla sua un vuoto, a Coletta va dato anche il merito di aver ristabilito ambiti, autonomia di ambiti, che sono anche essi necessità democratica. La tecnica nella parte tecnica deve avere il suo è anche necessario il richiamo, seppur grossolano, alla divisione dei poteri. I sindaci hanno come limite il consiglio comunale, il consiglio comunale le regole, la macchina ammnistrativa non deve scegliere le priorità, ma nell’applicarle deve rispondere alle regole non alle convenienze.
Servirebbe… la democrazia liberale, con i suoi pesi e contrappesi non il protagonismo ambizionale e la città dei vicerè.


