Il teatro D’Annunzio, vincono i “in fondo non serve” e il bisogno dei simboli

Il teatro D’Annunzio, vincono i “in fondo non serve” e il bisogno dei simboli

29 Aprile 2022 0 Di Lidano Grassucci

I simboli servono, se l’imperatore Costantino non avesse messo il segno cristiano a Ponte Milvio contro Massenzio, l’umanità avrebbe avuto un altro corso. Se, dico se, Parigi non avesse la Torre Eiffel ma solo Notre Dame saremmo tutti meno laici, meno industriali, più genuflessi.

I simboli contano, e cambiano le cose. Nino Corona, sindaco di Latina, volle il teatro comunale contro tutti e tutti. La città non l’ha mai voluto pensando che fosse troppo. Troppo democratico che anche i coloni ci potevano andare, mentre chi “pensava” non ne aveva bisogno perché andava a Roma, a Milano, a Parigi.

Troppo d’elite per i democratici che amavano di più il cinema, la televisione…

Insomma non c’erano i teatristi, ma gli antiteatristi erano tanti. Per umiliarne il ruolo ci misero gli uffici per i buoni pasto delle scuole, a ribadire che mangiare è più importante di pensare.

Non è possibile che in 8 anni non siamo riusciti a riaprire il teatro D’Annunzio, non è possibile.

Dopo l’incendio del 1996 la terza vita della Fenice inizia il 14 dicembre 2003 quando Riccardo Muti, in diretta televisiva, dirige il concerto inaugurale della nuova struttura. 

La Repubblica, 26 gennaio 2016

In sette anni, a Venezia (che non è la città più comoda del mondo), hanno ricostruito e aperto uno dei teatri più difficili da ricostruire. Un teatro distrutto non da regole cambiate ma da un incendio devastante durato l’ intera notte del 29 gennaio 1996.

Rifatto per intero, e una intera città si era mobilitata per “rifarlo come era dove era”.

Qui a Latina non se ne esce, vincono quelli che… serve altro, togliamolo da dove era per come era.

Non è questione di Coletta, non è cosa di Zaccheo, non è problema del prefetto: e’ emergenza cittadina.

Ogni tanto, ma manco con convinzione, qualcuno protesta ma poi ci si organizza e, in fondo, ci basta il teatro dei preti (il Moderno), in fondo ma a che mai servirà un Arlecchino, un Lago dei Cigni, un Rigoletto. Sono cose inutili: come una croce a guida dei soldati, una torre di ferro e bulloni.

A Odessa cadono le bombe e loro intonano “Va pensiero”. Il simbolo di Mariupol che muore è il suo teatro bombardato.

Fosse importante un teatro?