Dedichiamo il Parco della Lettura di Sermoneta ad Anna Politkovskaja
3 Maggio 2022Il metropolita Kirill- che ha diretto i lavori del Concilio in cui il codice è stato discusso ed approvato ha annunciato che chiederà a tutti di sottoscriverlo “ci assicureremo di rendere noti i nomi di coloro che non intendessero farlo”.
Non c’è male per un uomo di Dio. Queste parole sono state scritte quasi vent’anni fa. Il metropolita di cui si parla, Kirill, era un prete ortodosso che benediceva allora la guerra dei russi in Cecenia e pretendeva che quel codice di asservimento al potere politico fosse sottoscritto da tutti gli uomini d’affari russi.
Da quel dì ne ha fatta carriera il simpaticone. Ora è Patriarca della Chiesa russo-ortodossa e benedice la guerra santa in Ucraina contro (a suo sobrio giudizio) il corrotto e pederasta Occidentalismo che ha pervaso Kiev.
A scrivere quelle frasi era stata una giornalista russa, Anna Politkovskaja, in “Diario Russo 2003-2005”.
Anna era una donna coraggiosa e sola di fronte ad un nascente e violento regime. Raccontò nei suoi articoli la morte della giovane democrazia russa e la violenza delle guerre in Cecenia e nel Caucaso.
Le guerre fatte di rapimenti di civili, torture e stupri, massacri indiscriminati e fosse comuni. Tutto ovviamente sempre negato dal piccolo Zar di Mosca che bollava le accuse come invenzione dei nemici fascisti. Pure allora non la si chiamava guerra ma Operazione Antiterrorismo.
Ricorda qualcosa? Certo residua la possibilità, per i complottisti d’Italia, che la Politkovskaja fosse un agente della CIA inviata a Mosca per inventare accuse allora da poter utilizzare oggi contro il bravo Vladimirovic, ma tenderei ad escluderlo. Anna scriveva quello che accadeva in quegli anni, malgrado sapesse di essere un obiettivo a rischio, perché aveva già visto altri come lei, che facevano troppe domande, sparire nel gelo Moscovita.
Non aveva protezione alcuna né organizzazioni internazionali dietro di lei. Era semplicemente una giornalista ed una donna, con taccuino e tanto coraggio, che arrivava negli angoli più remoti della Federazione Russa. Dava voce agli ultimi ed ai dimenticati di quelle terre. Non aveva nemmeno tanta fiducia che potessero cambiare le cose, ma faceva lo stesso il proprio dovere di cronista. A dire il vero aveva, ancora meno fiducia nei propri connazionali e nella loro
voglia di verità e giustizia e glielo diceva in continuazione. Non faceva sconti a nessuno Anna.
Chiamava il regime regime, i corrotti corrotti ed i vigliacchi vigliacchi. Smascherava le guerre fatte solo per distogliere l’attenzione dei russi dalle disastrose condizioni economiche interne.
Denunciava le condizioni disperate dei più deboli, sempre abbandonati al loro destino.
Metteva il faro sull’arroganza e la prepotenza dei burocrati post-sovietici passati armi e bagagli con Putin. Irrideva le bugie di un regime efficiente solo nella repressione del dissenso ma incapace di fornire sevizi pubblici decenti.
Parlava con i superstiti ed i familiari delle vittime del teatro Dubrovka; quelli che furono asfissiati dalle Forze di Sicurezza con gas letale insieme ai terroristi che li avevano rapiti.
Putin, li sacrificò per dimostrare di essere un leader duro ed impalcabile o, forse, per coprire gli errori dei Servizi Segreti Russi (che non sono cosi efficienti come vogliono far credere). Parlava con le mamme di soldati dilaniati dal fuoco amico per colpa dell’inettitudine di Generali ubriachi di vodka e potere. Gli stessi Generali, poi, premiati dall’amico Vladimir con medaglie e ricchi incarichi, per aver utilizzato bene la carne da cannone dei ragazzini di leva. Ascoltava i ragazzi dei villaggi di periferia che vedevano tornare i loro fratelli in armi suicidati in caserme-lager o congelati nelle steppe siberiane, perché la meravigliosa macchina militare se li era scordati per giorni interi.
Anna è morta ammazzata il 7 ottobre del 2006. Sono stati condannati i killer ma mai i mandanti. Probabilmente i nomi (io li so ma non ho le prove, avrebbe detto Pasolini) non verranno mai fuori in maniera ufficiale.
Poco possiamo noi fare per questo, ma possiamo mantenere la memoria di una grande donna europea. Sindaco Giovannoli e delegato ai lavori pubblici Minniti, vi chiedo un piccolo grande atto.
Dedichiamo una Piazza o una Strada della nostra Cittadina ad Anna Politkovskaja.
Anzi, dedichiamole il Parco della Lettura di Via Benozzo Gozzoli che guarda verso il Centro Storico. I tanti turisti o lettrici che vengono e verranno a Sermoneta sapranno che, almeno noi, non abbiamo dimenticato la coraggiosa Anna.


