Il libro di un voltagabbana della solitudine, la guerra vista da lontano

Il libro di un voltagabbana della solitudine, la guerra vista da lontano

5 Maggio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Certo scrivere di noi stessi è figlio di solitudini profonde e mi scuserete se le rivendico. Starsene per proprio conto  partorisce un libro, il mio. I libri mi piacciono, il primo (dopo il Vangelo delle edizioni Paoline con la copertina molla e piccolo) è stato Cuore di Edmondo De Amicis. Questo la copertina l’aveva di carta dura, il dorso era consumatissimo e si era perso il dorsetto (sarà per questo che nel libro che ho pubblicato il dorsetto l’ho dimenticato). Non sapevo leggere spedito e la storia me la leggeva nonna prima di andare a dormire. La storia mi appassionava ma il racconto del mese mi emozionava. Di mese in mese imparavo patria, eroismo e viaggi mai di piacere ma per cercare affetti. Piangevo, e ora non piango di meno quando lo rileggo. Poi nonna mi lasciò, io imparai a leggere spedito.

Fu un incidente stradale in quinta elementare che ebbe come effetti collaterali l’arrivo di giocattoli e dei libri di Emilio Salgari. Scoprii quindi l’avventura, la bellezza de La Perla di Labuan, l’eroismo di Sandokan, e l’amicizia di Janez de Gomera. E la mia vita forse è tutta qui, tutta sulle sponde del Po che diventa i mari del sud, l’oceano e il droghiere dell’angolo la Compagnia delle Indie.

Mi scuserete se non cito letteratura assoluta, ma chiavi per leggere della vita che doveva venirmi incontro ma lo faceva piano piano. Franti era “cattivo”, ma era così pulito nell’essere cattivo che pareva anche lui pulito, lindo.

Poi la politica incontrata in un libro che aveva un bollino rosso sulla copertina bianca, Il manifesto del partito comunista “Un fantasma si aggira per l’Europa, è il Fantasma del comunismo”. Come un fantasma? Ma che vuol dire, un fantasma che mette paura? Uno che esce di notte? Mica capivo, ma l’avventura mi piaceva e quel fantasma doveva avere qualcosa di unico, intrigante, bello e… Cercando un fantasma ho scoperto la politica, il socialismo e un modo di essere uomini che è eguali, già eguali.

Il libro era grande, tante pagine scritte fitte: Un anno sull’Altipiano di Emilio Lassu. E la guerra non era bella ma faceva male, tanto male ed era vera e non di eroi piena ma di uomini densa. Non era epopea la guerra ma sofferenza di trincea. Il mondo cambiava in libri che mi passavano sotto ed io dovevo solo rubare le storie, per capire la storia. Il voltagabbana era la storia di chi credeva nella patria e nell’eroe e si trovò a credere nella libertà, Davide Lajolo la sua corsa a vivere e io non sapevo neanche cosa significasse la parola “voltagabbana”. Mia nonna mi comperò un vocabolario Zanichelli piccolo, copertina verde e banca morbida, e cominciai a cercare le parole per capire un romanzo.

Poi… fate voi pensando ad un bimbo che stava meglio solo prima di fare il voltagabbana e diventare ipersociale per celare l’origine che romane tal quale.

Ora il libro che ho “partorito” parla di guerra e dei rumori lontani della guerra ma questa storia è la sua genesi, la sua irragionevole ragione.

Lidano Grassucci

Ucraina la guerra vista da lontano

Prefazione Bobo Craxi

Contributi: Paolo Ciampi, Massimo Passamonti, Alessio Porcu. Foto: Elisabetta Marangon

Edizioni progetto futuro, 15 euro

Presentazione: Sabato 14 maggio alle 11, Circolo Cittadino Latina