Sabato al Circolo cittadino di Latina: Ucraina, la guerra vista da lontano

Sabato al Circolo cittadino di Latina: Ucraina, la guerra vista da lontano

9 Maggio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Sabato 14 alle 11, al Circolo Cittadino di Latina, la presentazione del mio libro: Ucraina la guerra vista da lontano

Colgo l’occasione per ringraziare Bobo Craxi della presentazione e della presenza.

E per il loro contributo all’incontro Damiano Coletta, Elisabetta Marangon (fotografie), Paolo Ciampi, Massimo Passamonti, Fabio D’Achille.

Presenterà Francesco Giri

Invitarvi a venite alla presentazione di “Ucraina, la guerra vista da lontano” mi fa un certo effetto, mi pare freddo. Ecco, mi farebbe piacere la presenza di ciascuno di voi. Piacere umano, anche se va detto un poco di vanità ci sta, altrimenti non avrei fatto questo lavoro. Scrivo delle cose del mondo come vengono, ci provo, lo faccio, da 40 anni. Senza pretese con gli occhi di chi non aveva, e non ha, ben definito dove guardare per la curiosità di voler vedere tutto.
Grazie, grazie a tutti voi

 

 

Vedete la mia vita comincia ad essere lunga, tanto lunga che, come capita ai vecchi, a raccontarla ci vuole tempo e si annoia. Gli ascoltanti ti guardano e dicono di te quel che tu dicevi ai vecchi tempo fa

Mi dice cento volte fra la rete dei giardini
Di una sua gatta morta, di una lite coi vicini
E mi racconta piano, col suo tono un po’ sommesso
Di quando lui e Bologna eran più giovani di adesso
Francesco Guccini, Il pensionato
Ma in questa lunga vita iniziata con il volo di Yurij Gagarin intorno al mondo, nel mito del progresso e di una Russia così dolce di grano e girasoli. Gli americani facevano i prepotenti in Vietnam e mi pareva una cosa da bianco e nero e la guerra non ci sarebbe stata più.
C’era un ragazzo che come me
Amava i Beatles e i Rolling Stones
Girava il mondo
Gianni Morandi, c’era un ragazzo
Pensavamo che non sarebbe più capitato che i ragazzi ora si incontravano e non combattevano, e un ragazzo di Mosca aveva lo stesso bisogno di amore di uno che stava a Londra, a Barcellona, a Roma a… Kiev.
Ma una mattina mi sono svegliato e c’era l’invasor c’era la mitraglia, moriva gente che, come me, aveva un appuntamento per le tre, aveva visto la televisione e aveva prenotato il concerto dell’ultimo gruppo rock, visto in tv.
Invece un colpo di obice aveva fatto tanto frastuono che i vetri non c’erano più.
Ti accorgi delle cose solo quando non ci sono più, pensate casa vostra senza vetri: diventa non un rifugio, ma una via di transito al vento e non puoi farci il nido.
I bimbi debbono andare a scuola, lei deve consegnare un lavoretto alla maestra. Una roba sulla primavera, ma non trova il prato ma una buca nera profumo di cordite e la scuola diventa un appuntamento con la fuga. Non vedrà più quel bambino con le lentiggini, timido da fare impressione, ma bello in quella dolce espressione di sapere a memoria fino alla tabellina del tre.
La guerra era tornata la guerra, come un incubo già sognato che pensavi di aver superato.
Ho scritto per rassegnata meraviglia, un libro non sulla cronaca della guerra ma su come la guerra pesa dentro ciascuno di noi che restiamo in apparente pace.