Al sindaco di Roccagorga i soldi non servono

Al sindaco di Roccagorga i soldi non servono

10 Maggio 2022 0 Di Fatto a Latina

Si direbbe siamo un paese di “bellissimi” abbiamo pianto per anni per non avere soldi, ora che arrivano li lasciamo andare. Siamo dei Re Mida “capoculo”, quello che tocchiamo anche se è oro diventa ferraccio da fonderia. Riccagorga ha il merito di essere un paese dove le passioni politiche sono ancora alte, dove l’interazione personale è viva. Ospitiamo una nota del Pd, del segretario Francesco Scacchetti, che “annuncia” che il miracolo non c’è e l’amministrazione di Roccagorga rinuncia ai fondi del Pnrr, tanto che fa: qui c’è l’aria bona, il sole e ci pensa sant’Erasmo che fa la festa lo stesso giorno della Repubblica italiana, ma isso te i monopolio degli miracoli. (L.G)

 

(Nota Pd)

Roccagorga: L’ amministrazione rinuncia ai fondi del PNRR. Anche le risorse del cosiddetto “fondone covid” risultano ancora non utilizzate. I cittadini e le imprese fortemente penalizzati e senza tutele di fronte all’emergenze e alle opportunità attuali. A scriverlo nero su bianco è il revisore dei conti nella relazione di bilancio. Quello che appare evidente leggendo i dati di bilancio è che a Roccagorga l’ente invece di svolgere il ruolo di autorità di gestione e programmazione del paese è ridotto ad un ufficio che si limita a pagare le bollette. La gravità della situazione ricade tutta sulla cittadinanza che si ritrova la pressione fiscale al massimo delle aliquote e nonostante questo non usufruiscono dei benefici delle politiche e dei stanziamenti nazionali, regionali e comunitari. E pure siamo in piena emergenza ma a Roccagorga ci si limita a riscuotere le tasse senza dare nulla in cambio. D’altronde il comune sembra incapace anche di regolare il traffico nella centralissima piazza VI Gennaio ridotta da anni ad un parcheggio all’aperto invece che essere il salotto del paese. Serve impegno, energia e l’ambizione di lavorare non per sé stessi ma per l’intera comunità che non merita di essere governata in questo modo ma da un’amministrazione capace di affrontare da protagonista le sfide attuali, mettendo in campo politiche attive per lo sviluppo e la crescita di tutti. Da segnalare che martedì 17 maggio è convocata la seduta ordinaria del consiglio comunale con all’ordine del giorno l’approvazione dell’esercizio previsionale 2022 – 2024 e potrebbe essere questa la battuta finale della giunta Piccaro vista l’esiguità dei numeri già registrati precedentemente dalla maggioranza e considerato che ad oggi nemmeno il bilancio consuntivo 2021 con relativi allegati è stato approvato.

Il Bilancio

Dei 27 milioni di euro iscritti nel previsionale 2022, togliendo le partite di giro (circa 7 milioni di €uro), i trasferimenti statali (circa 6 milioni di €uro), le risorse in conto capitale iscritte come ipotetiche richieste ad Enti sovraordinati (oltre 12 milioni di €uro), la gestione finanziaria e programmatoria del comune si riduce a 2 milioni di €uro proveniente da Imu, tari, evasione fiscale, Irpef, sanatorie, permessi a costruire, canoni di locazione, sanzioni, ed altre entrate. Insomma è come se in un’azienda invece di produrre ci si limitasse ad aprire per pagare le bollette. Quello che risulta assai chiaro è che la struttura del bilancio preventivo non porta in dote nessuna programmazione finanziaria e appare evidente che a mantenere in piedi questa maggioranza possono essere solo le deboli ambizioni dei singoli poiché per il resto non c’è né programmazione amministrativa né visione politica.

La beffa

La questione più rilevante è che si è persa l’opportunità di presentare entro il 30 aprile tutte le proposte progettuali sui fondi del PNRR che tra bandi per le scuole, impianti sportivi, rimboschimento, rifacimento dei Borghi antichi ed altro, hanno visto premiati quasi tutti gli enti richiedenti. Adesso dobbiamo attendere il 2023 per riprogrammare anche perché i prossimi sei mesi del 2022 sono dedicati all’attuazione. La situazione al di là delle ragioni di parte è senza dubbio mortificante per l’intera comunità che si vede costretta a pagare tutte le aliquote tributaria al massimo ma senza avere in cambio nulla in termini di investimento e questo finisce per generare disattenzione, sfiducia, passività negli strumenti e nelle soluzioni collettive, nel rispetto delle regole comuni, verso le Istituzioni e nella costruzione di obiettivi comuni per affrontare il futuro.