Ucraina, la guerra vista da lontano… la presentazione

Ucraina, la guerra vista da lontano… la presentazione

14 Maggio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Sto alla presentazione del mio libro “Ucraina, la guerra vista da lontano” circolo cittadini, Latina Italia. L’ho scritto con il contributo di amici: Bobo Craxi, Massimo Passamonti, Paolo Ciampi, Alessio Porcu, Fabio D’Achille, Elisabetta Marangon. Sono a presentarlo con  gli stessi amici, in più con Francesco Giri che modera, il sindaco Damiano Coletta che testimonia la città. In prima fila l’editrice di Progetto Futuro Nadia Virgini. 

Quando Lidano mi ha chiesto di aiutarlo a fare il libro, io gli ho proposto delle foto. Foto non della guerra ma delle persone di qui nella guerra. Le foto di Elisabetta Marangon e le vedete. Così spiega Fabio D’Achille, nell’introdurre l’incontro, il lavoro suo e di Elisabetta Marangon. Io quando ho sfogliato le foto di Elisabetta ho pensato: paiono nate per le sensazioni che c’è dentro il mio libro. Come il cacio sui maccaroni e Fabio ha il gusto di arredare le eccezioni

Dentro la sala la mia vita, le mie vite. I colleghi di quando insegnavo, i compagni del treno, gli amici di una vita che con loro è la stessa, amici incontrati, alcuni nelle letture. Alcuni in questa vita.

La sala si riempie, il presidente del Circolo, Alfredo De Santis, che mi ospita mi onora della definizione di amico.

Poi stratifico e ci sono i compagni, quelli del delirio dell’ideale. Della futura umanità. Quante vite, in una umanità sola la mia.

Parlano su me, un poco mi viene da fare il pavone, un poco ho antico pudore e penso ad un portone impolverato da dove tutto è iniziato, giocando a soldatini.

Già, giocando a soldatini. Chi mi vede ora vecchio signore non crederebbe ai colpi di cannone fatti con la bocca e sparati da un cannone di plastica dei nordisti.

Non pensavo certo di stare qui ora a parlare di cannoni veri.

Io con il sindaco di Latina che mio padre manco la riconosceva Latina come entità cittadina (salvo morirci e sceglierla per sempre, ma da setino), io accanto a Bobo Craxi che papà mi considerava già in rovina per l’essere socialista.  Sentire citato mio nonno Graziano Bergamin, morto senza aver avuto il tempo di dire alla vita dopo il buon giorno, ciao come stai. Non ne ebbe tempo ed ora qui in due ore lo citano di più di quanto fu citato mai.

Francesco Giri dice che di me confessa la “deriva” socialista e la fede juventina… i miei amici dell’Inter sono li in fila: Sergio Corsetti, Damiano Di Tullio e svetta per altezza Enzo Eramo. Che guaio, quanto mi sfotteranno. Perché anche i forti perdono, talvolta. Ma per una sola volta.

C’è Sesa Amici, generazioni che si sovrappongono è il Pci rigoroso di gesuitica attenzione allo studio, alla formazione e la politica è dimensione tutta sua. Nell bonomia, solo pochi banchi più in là, del comunismo che si aggiusta la vita possibile di Titta Giorgi, insieme a Domenico Guidi (sindaco socialista di Bassiano) che forse è della medesima pasta la lui sa che è socialista.

In prima fila il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini che ascolta diligente un mondo “riformista”, “blasfemo”, “sempre inquieto”, “nostalgico di un’altra repubblica che quando c’era la volevamo sradicare”. Illusi, si illusi che una mattina, sola ma per sempre, ci sarebbe stato il sole dell’avvenire.

Paolo Ciampi confessa la sua fede democristiana e sorride ricordando il Caf “io rappresento Andreotti, ora chi rappresenta Craxi è evidente, manca Forlani…”

Difficile stare nei campi della vita Massimo Passamonti racconta del nonno che con i fascisti si occupava dell’annona a Norma. dava il pane alle famiglie, vennero i tedeschi e gli chiesero la lista dei capifamiglia per portarli al lavoro obbligato. Lui, per non darla ai tedeschi, e salvare la sua gente mangiò la lista e fu arrestato. Campo di concentramento tedesco, poi la liberazione arrivano gli americani che lo riarrestano perché era stato fascista. Lo fecero liberare i capi famiglia salvati da lui dai tedeschi. La storia non è mai liscia.

Vedo gli amici del treno nelle nostre conversazioni a 170 all’ora. Veloci. Ci sono quelli del Pd, il segretario provinciale Omar Sarubbo, quello comunale Leonardo Majocchi, il consigliere Daniela Fiore, Claudio Lecce, l’assessore di Latina Remigio Coco. C’era il consigliere con delega al 90esimo e 100esimo Nazzareno Ranaldi.

Lo vedo da lontano, lui che letteralmente mi ha tenuto per mano quando ancora dovevo imparare a scrivere e lui mi disse, tossendo: “Lidano, mi serve il più bravo”, mi sono girato c’ero solo io, lo diceva a me. Per 14 anni ho lavorato con lui in Camera di Commercio, il primo a farmi un complimento sul mio lavoro, Alfredo Loffredo. Poi Neno Cecinelli, quelli della Cgil, Salvatore Piccoli e Pierino Ricci… C’è il segretario generale provinciale della Cisl, Roberto Cecere

Che confusione da dietro questa postazione, ho la mia vita davanti, mille persone e tutte, una per una, ne saprei di cose da condividere.

Bobo Craxi spiega…“Se i nostri nonni non avessero resistito, in armi, contri i nazifascisti oggi non saremmo liberi”. Spiega che le anime belle nulla possono alla guerra, che se si globalizzano le merci e i “viaggi” ma non il governo del mondo accade “la guerra non per fato”. Sottende il diritto di resistenza, il bisogno di scegliere dove stare.

Lo guardo mentre parla, fa le pause, aggiunge argomento ad argomento e ci mette sale.  Il nonno portava il suo nome è stato viceprefetto di Milano alla liberazione, il prefetto era Riccardo Lombardi, il padre, Bettino, uno dei socialisti più significativi del secolo scorso e Pietro Nenni era di casa. Come dire, per me socialista è mostrare il petto. La sala ascolta, abbiamo qualcosa da dire. E penso che ogni fede politica ha fatto crociate contro altri, chi è morto perché non era cattolico, chi perché non era comunista, chi perché non era fascista, nessuno mai perché non era socialista.

Poi… “una mattina mi sono alzato ed ho trovato l’invasore”. Una bomba e tutto cambia. E’ il senso del libro.