Ignazio e Elena, la famiglia Ulisse: dalla miniera al “Bocciodromo”
22 Maggio 2022Nel dopoguerra molti italiani cercarono fortuna all’estero: in Sudamerica, negli Usa, ma anche in Europa dove i lavori erano durissimi e massacranti, come nelle miniere del Belgio. In quella di Marcinelle, nel 1956, a causa di un’esplosione, morirono 136 nostri connazionali. Gli italiani in quelle miniere erano trattati come schiavi, e nel resto del mondo non godevano nemmeno di buona reputazione. Il presidente Usa, Richard Nixon, intercettato nel 1973 disse esplicitamente: “Gli italiani non sono come noi. La differenza sta nell’odore diverso, nell’aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Il guaio é che non si riesce a trovarne uno che sia onesto“. Anche dall’Agro Pontino partirono molte persone per cercare di guadagnare qualcosa, per poi tornare, comprarsi una casa e aprire un’attività. Tra questi Ignazio Ulisse, partito da Sezze, per andare a lavorare in una miniera vicino Liegi. In seguito lo raggiunse sua moglie Elena.
Latina negli indimenticabili anni ottanta ha vissuto la sua massima prosperità. Il sabato sera era consuetudine andare a cena fuori con gli amici, per poi continuare la serata in discoteca fino a tarda notte. A chi non piaceva la discoteca sceglieva altre distrazioni, ma poi tutti ci ritrovavamo a mangiare un cornetto o un pezzo di pizza da Cepollaro. La domenica, pranzo fuori o a casa, rigorosamente con la famiglia. La sera pizzeria, per poi infilarsi in uno dei tre cinema della città. Ma io alla pizzeria preferivo una trattoria dove si mangiava bene e si spendeva poco, il “Bocciodromo”.
Carne alla griglia, zuppa di fagioli nel piatto di coccio, zuppa di funghi raccolti dal signor Ignazio, tagliatelle fatte a mano dalla straordinaria signora Elena, queste erano le specialità della casa. Una trattoria per me indimenticabile. La frequentavo spesso con i miei più cari amici di quel tempo, oggi purtroppo qualcuno non c’è più. Ricordo con nostalgia quelle spensierate serate dopo generose mangiate e bevute, che si concludevano con il nocino, il liquore preparato dalla signora Elena. A parte i miei ricordi, vi voglio raccontare la storia della famiglia Ulisse che negli anni sessanta aprirono quella trattoria.
Ignazio Ulisse e Elena De Angelis
Ignazio Ulisse e Elena De Angelis nascono a Sezze. Sono quasi coetanei: 1923 Ignazio e 1924 Elena. Si innamorano presto, ma la guerra produce fame e Ignazio, nel 1946, è costretto come tanti altri a emigrare. L’Italia e il Belgio hanno stretto un accordo che prevede migliaia di lavoratori italiani nelle miniere di carbone belghe, e assicura all’Italia un’importante fornitura di materia prima proporzionale al numero di minatori inviati. Insomma, posti di lavoro in cambio di carbone. All’Italia conviene perché dopo la sconfitta bellica è al collasso.
Ignazio va a lavorare in una miniera vicino Liegi, ma Elena rimane a Sezze perché in attesa di un figlio. Nel 1947 nasce Antonio e dopo averlo allattato decide di partire anche lei. In Belgio l’attende un lavoro in una fabbrica di armi, ma il bimbo non può portarlo con se e lo lascia a sua sorella Vittorina. La vita in miniera è durissima e nel frattempo nasce anche Patrizia, la loro seconda figlia. In Belgio resisteranno per ben nove anni, fino al 1956. Hanno guadagnato abbastanza per tornare in Italia e aprire una piccola attività di generi alimentari a Latina, in Corso della Repubblica, nella stessa palazzina dove abita il dottor Rossetti.

Il bel sorriso della giovane Elena De Angelis
Nel quartiere ci sono solo altri due negozi di alimentari, e gli abitanti di Latina continuano a crescere. Gli studenti, prima di entrare a scuola, passano da Elena che prepara dei buonissimi panini. Gli affari vanno ottimamente e lei si fa voler bene da tutti, soprattutto da chi ha bisogno. Nelle vicinanze ci sono il Palazzo M e l’ex caserma GIL (oggi teatro), dove sono ancora ospitati gli sfollati della guerra. Lei aiuta quelli che se la passano peggio. Dona loro i generi di prima necessità e per il resto li agevola nei pagamenti con le cambiali. Le porta ogni mese dal notaio Orsini che, quando si accorge della benevolenza di Elena, pagherà lui i debiti degli sfollati senza dirle nulla.

Il Bocciodromo nei primi anni ’70 dopo una delle rare nevicate a Latina
Ma Elena ha anche delle ottime qualità imprenditoriali e, con i soldi che ha guadagnato, acquista un terreno che si trova sulla strada che porta a Borgo San Michele. Il marito vi costruisce dei campi di bocce, essendo un appassionato e giocatore professionista. Ha vinto molti tornei ed è stato anche campione nazionale. I campi iniziano a essere molto frequentati ed Elena ha l’intuizione di aprire un piccolo chiosco che gli viene fornito dalla Ferrarelle, sponsor della sua idea. Lì inizia a vendere bibite e panini, che prepara con le sue mani per pubblico che affolla i campi di bocce.

Il libro di ricette di “Mamma Elena” voluto dalla Provincia di Latina”
Elena non si ferma mai, di giorno lavora nel suo alimentari e la sera al chiosco, ma lei ha le idee chiare. Dopo un anno di sacrifici fa costruire una piccola struttura in muratura e apre una trattoria. Decide così, nel 1967, di chiudere l’alimentari per dedicarsi esclusivamente al suo nuovo progetto, che si chiama “Bocciodromo”. Data la sua provenienza, la sua cucina è prettamente sezzese. Applica dei prezzi popolari e i suoi primi clienti sono quelli che abitano alle case popolari e al villaggio Trieste. Gente umile che spesso chiede di essere trattata con prezzi ancor più contenuti.

La signora Elena ai fornelli
Elena li accontenta, ma per non viziarli chiede un aiuto in cucina. Gli fa affettare il pane o sbucciare le patate che poi mangeranno a tavola. Insomma: “Ti do se tu mi dai”. Dopo qualche anno Elena e Ignazio allargano il locale e riescono a mettere fino a venti tavoli. La voce in città si è sparsa, si mangia bene e si spende poco. Altre persone iniziano a frequentare il Bocciodromo. Tra i nuovi clienti ci sono politici e professionisti. La trattoria diventa per tutti. Le cose vanno così bene che sono obbligati ad assumere dei camerieri, ma tutto sotto il controllo di Elena a cui non sfugge nulla.

Anni ’90, la signora Elena cucina sotto i portici del Comune, davanti al sindaco Ajmone Finestra
Il figlio Antonio, il re della griglia
Antonio ha una storia a se e merita di essere raccontata. Dopo averlo allattato, Elena lo affida a sua sorella Vittorina e parte per il Belgio. Ha nove anni quando i suoi genitori tornano, ma per lui sono dei perfetti sconosciuti. Con il padre si scontra subito, perché Ignazio è il classico padre padrone e Antonio non è il tipo che accetta prepotenze. Quando termina le scuole medie e si iscrive al liceo artistico, il padre lo obbliga a lasciare gli studi, perché vuole che dia una mano alla madre nel negozio di alimentari.

Antonio Ulisse con la mamma Elena
Antonio proprio non ci sta, così a tredici anni decide di andarsene a Roma, dove la zia Vittorina è andata ad abitare e ha aperto un bar. Il loro legame è così forte che lui la chiama mamma. Nel bar dà una mano alla zia e allo zio. Per un ragazzino quell’ambiente lavorativo non è il massimo. Il bar è il crocevia di tante persone, tra queste anche quelle del malaffare, ma proprio la peculiarità di quel lavoro l’aiuterà a crescere in fretta. Dopo tanti anni tornerà a ricongiungersi con la sua famiglia, ma questa storia la farò raccontare direttamente da lui:
Antonio, raccontami del tuo periodo romano
“Nel bar di mia zia lavorai per quattro anni, ho passato l’adolescenza lì dentro. Quel lavoro e quel luogo sono serviti a formarmi per affrontare la vita. Lì ho conosciuto tante persone, pure poco raccomandabili, che però si rivelarono, nei miei confronti, più generose e protettive rispetto ad altri. Io ero un ragazzino e i ragazzi più grandi mi sfottevano sempre, quando quelli lo vennero a sapere, nessuno ebbe più il coraggio di prendermi in giro”
Quanto tempo hai lavorato nel bar di tua zia?
“Avevo diciassette anni e un mio zio mi chiamò per dirmi che una ditta aveva preso un grosso appalto con l’Enel, a San Felice Circeo, e necessitava di personale. Il titolare, Piero Pugno, mi prese subito. Successivamente lavorai per un’altra ditta di impiantistica sempre al Circeo, e poi partii per il militare. Al ritorno entrai alla Plasmon e dopo un breve periodo ebbi un’offerta irrinunciabile alla Permaflex di Frosinone, dove divenni dirigente”
Quando decidesti di tornare a Latina?
“Mio padre si sentì poco bene e mia madre per la prima volta mi chiese aiuto. Con lei il rapporto non si era mai interrotto, i problemi li avevo solo con mio padre. Così decisi di andare a darle una mano e capii che quello era il lavoro che mi piaceva fare. Abbandonai la Permaflex e tornai nel 1982 ad abitare a Latina, e nel 1983 convinsi mia madre ad allargare il ristorante a mie spese, ma poi decisi di acquistarlo del tutto con i miei risparmi, lasciando lei come titolare”
Con tuo padre ti sei mai riappacificato?
Purtroppo mai, anche quando stavamo nel ristorante ci ignoravamo, eravamo incompatibili caratterialmente. È stato così fino al giorno in cui è venuto a mancare l’8 febbraio 1999”
Quando hai deciso di chiudere?
“Considera che mia mamma non c’è più dal 13 marzo del 2008. Il 26 maggio dello stesso anno persi mio figlio Simone che si era ammalato di depressione, poi mi capitarono altre vicissitudini e così nel 2015 presi la decisione di chiudere”
Tua sorella Patrizia?
“Se n’è andata anche lei il 1 gennaio 2021, era malata di cuore da tantissimo tempo”
Quanto ti manca il Bocciodromo?
“Tantissimo”

L’interno del Bocciodromo a dx il grande camino
Tantissimo anche a me. Se chiudo gli occhi vedo ancora i miei vecchi amici, e Antonio davanti al grande camino… e avverto il buon profumo di carne alla griglia.



[…] Ignazio e Elena, la famiglia Ulisse: dalla miniera al “Bocciodromo” Fatto a Latina […]
sono una nipote di Ignazio e leggendo i suoi articoli sulle famiglie che con le loro attività hanno fatto parte della storia di Latina pensavo che prima o poi avrebbe scritto di loro e oggi collegandomi ho visto la l foto. Che dire…emozione e malinconia