La stazione di Latina “macchiata” di sangue, la solitudine nell’errore e i pendolari

La stazione di Latina “macchiata” di sangue, la solitudine nell’errore e i pendolari

22 Maggio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Viaggio presto la mattina, in fondo dentro me resta un’anima contadina che mi fa desto presto. Entro in stazione del treno a Latina dal lato Sermoneta, il sole sorge da monte è ancora incerto. I pendolari non vedono più il tratto di via in cui “pendolano”. Vanno, vengono i pendolari sono come le Nuvole di Fabrizio De Andre quelle che declama Ada Merini:

Vanno vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano sono nere come il corvo.
Certe volte sono bianche e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora o di qualche altra bestia.

Le nuvole come i pendolari sono persi nel viaggio e non fanno caso al paesaggio. Ma l’occhio va nella unica cosa che è diversa in questi viaggi uguali: una pozza di sangue enorme sul travertino che fa da pavimento, con intorno strisce di sangue ovunque, da brividi. Pensi che qui, al buio, ci sia stato l’inferno, l’inverno lì dove passi ogni mattina, nel limbo nella banale vita di ogni giorno. Qui è successo un fatto brutto, ma la traccia è il solo sangue e tanto. Sto con il mio compagno di viaggio Benedetto, detto lo Spagnolo, anche lui che proprio non è uomo di paura resta sbigottito come me.

Poi ricostruiamo la storia (hanno indagato i carabinieri della compagnia di Aprilia), una storia segnata tra la gente, dentro noi: un uomo di origine rumena disperato per aver perso soldi al gioco ha tentato di uccidersi cercando di tagliarsi in gola.

Non so chi sia, non conosco la sua storia se non questo pezzo della sua esistenza, ma mi immedesimo nella sua sofferenza nel dolore che fanno gli errori che fai, quelli che mentre li fai quasi ti escludono da tutto, e poi presentano il conto. Ma tutti, dico tutti, abbiamo fatto di conto con questi mali.

L’uomo si è salvato, le chiazze di sangue non ci sono più, resta la paura di noi, e la disperazione che abbiamo tutti sempre accanto.

L’episodio è avvenuto mercoledì mattina, ci ho pensato prima di scrivere, la cronaca desta a me cronista pudore. Poi non ho resistito