Latina si tinge di giallo-rosso

Latina si tinge di giallo-rosso

26 Maggio 2022 0 Di Davide FacilePenna

La direzione di questo foglio, cioè io Lidano Grassucci, ha fatto una fatica bestiale a pubblicare questo articolo. Ma il mio spirito libertario ha prevalso, con dolore, sulla mia fede calcistica. Essere liberi significa capire e difendere la libertà degli altri, anche dei romanisti. E che non si dica che non rispetto, ohi che dolore.

 

Avevo nove anni il 30 maggio del 1984.
La finale di Coppa dei Campioni quell’anno si giocava all’Olimpico. La Roma di Falcao e Conti contro il Liverpool di Grobbelaar e Rush.
Avevo iniziato da poco a simpatizzare per quella fortissima Roma e manco ero proprio sicuro della fede calcistica che avrei scelto.
Ricordo ancora i bambini bianconeri della Camillo Caetani che i giorni precedenti mi canticchiavano “Liverpool, Liverpool” alla faccia del “tifo per le italiane nelle Coppe”. Vidi la partita a casa mia e da solo.
Mio padre operaio faceva il turno serale alla Mistral: “Dai che per le dieci e mezza sto a casa e magari ci vediamo i festeggiamenti”.
Non andò così. La partita terminò ai rigori. Il portiere pazzo degli inglesi inscenò una danza folle sulla linea di porta.
Graziani e Conti spararono alto nel cielo i loro rigori. Finale persa in casa e tifosi della Roma che continuarono, con le lacrime agli occhi, a cantare fino a tarda notte.
In quel momento diventai maledettamente e definitamente romanista.
Perché Juventino lo diventi in modo razionale e per vincere. Sennò che senso hai ad essere juventino?
Romanista, torinista, interista o napoletano lo diventi per amore, in modo irrazionale. Lo rimani tifoso innamorato pure se perdi e spesso. Scelta ancora più irrazionale quando diventi romanista fuori dal raccordo anulare.
Ti aspetta una vita di delusioni e sconfitte cocenti. Ti condanni ad essere parte di una minoranza accerchiata da nemici boriosi ed irritanti.
Poi arriva il 25 maggio 2022.
La Roma, a quarant’anni da quella maledetta finale persa, vince la seconda Coppa Europea della sua storia, la Conference League.
Ovviamente gli altri dicono: “Ma è una coppetta. Festeggiate pure? Che vale?” In realtà rosicano da matti. Noi lo sappiamo e gioiamo ancora di più.
Del resto tutti i fenomeni di casa nostra dimenticano che una squadra di club italiano non vince una coppa europea dal 2010.
Era la grande Inter dello stesso Josè da Setubal, il mago delle finali. Alle 23.00, dopo che Capitan Pellegrini ha alzato la Conference, la Capitale diventa un unico ed interrotto flusso di tifosi in festa.
Si riempie di bandiere e sciarpe giallorosse pure Piazza de Popolo a Latina. Tantissimi ragazzi e ragazze ma anche tante cape bianche. Le più scatenate e le più emozionate.
Bandiere con la Lupa che odorano di naftalina ed armadi chiusi.
Bellissime ragazze bionde con la maglia di Naingolan che ballano scatenate. “Chi non salta della Lazio è…è”
Bambini con la maglia Barilla numero 10, quella di Agostino Di Bartolomei.
“Se i tuoi colori sventolo, I brividi mi vengono, Non mi stanco mai di te, Forza Grande Roma Alè“

Incontro pure il mio amico Domenico che è del Toro ed ha portato in Piazza moglie e figlio giallorossi, ma festeggia con noi perché il grande cuore granata batte per le emozioni forti. Andrea e Claudio hanno gli occhi lucidi e non ci credono. Abbiamo visto insieme la partita al Nad con aiuto decisivo della Menabrea alla spina e supporto morale del nostro Gigio nazionale.
Giorgio De Marchis avvinghiato alla figlia salta e urla “qua ci starà almeno il dieci per cento dei tifosi pontini della Roma”. Gennaro fa foto come se non ci fosse un domani e si abbraccia Samuel. Fortunato il
ragazzo, in un anno ha visto Nazionale e Roma trionfare in Europa. Io ci ho impiegato 47 anni di lunga e dolorosa attesa.
Mi chiama Enrico che sta a Roma e non ha visto la finale perché gli hanno dato il Premio De Sanctis per la Saggistica ed è dovuto andare a cena con nobili e professori “Te pareva che non capitava proprio oggi. Sto tornando a casa e su Lungo-Tevere non se cammina”
Andrea, il fratello ha visto la premiazione a Villa Doria Pamphili , ma poi è fuggito via per evitare la scena Fantozzi: “Chi ha fatto palo?.
Mirko mi manda un messaggio vocale interminabile “Forza Roma alèèèèè….la ra la ra la la lààààààààààààà”
Torno a casa che la festa ancora impazza.
Sto sotto i Portici, di fronte al Super-Cinema e ancora sento i canti che squarciano la notte pontina “Roma Roma Roma….core se sta città….unico grande amore che c’hai fatti innammorà”
La maledizione del 30 maggio è stata spazzata via. Il cerchio si è finalmente chiuso. Passano veloci dure ragazzi. Lui con la maglia rossa di Totti. Lei con quella bianca di De Rossi.
Si fermano improvvisamente e si baciano. A noi romanisti basta una coppetta europea per amare.

PS: Menzione speciale a Graziano Lanzidei che stava in Piazza del Popolo e mi ha sbloccato il ricordo della finale del 1984. Anche lui la vide in attesa di papà che finisse di lavorare e si condannò per sempre.