Sabaudia, sto con Massimi e vi dico perché dell’amicizia (e non è poco)
25 Maggio 2022Ogni uomo ha un vizio che lo farà cadere
E ti fece cadere la tua grande passione
Di aspettare l’arrivo dell’amico campione
Francesco De Gregori, il bandito e il campione
Ogni uomo ha un vizio. Il mio? Gli amici. Un vizio che ti fa litigare, fare pace, poi ricordare. Un vizio che debbo confessare altrimenti non si capisce questo pezzo. Dovrei essere un notista politico freddo e rigoroso, dovrei richiamare i sacri principi del giornalismo nella loro ipocrisia. Ma io ho gli amici, da quando sono nato e dentro al mio vissuto sino ad ora. Quindi agli attenti lettori debbo la denuncia di quel vizio di aspettare l’amico al traguardo volante. Con questo confesso di essere bandito e non campione, Ma mi vogliono bene lo stesso anche se sono uscito male.
Parlo del voto a Sabaudia, ci sono 5 candidati sindaco tutti bravissimi e dovrei descrivere a voi loro virtù e vizi, ma uno è amico mio da sei decenni, di quegli amici che avresti scannato, poi ricordi, e resta amico anche per questo.
A Sabaudia si candida Giancarlo Massimi, per me Giangavetto, sarei ipocrita quindi se dicessi di essere quel che non sono: imparziale. Giancarlo è stato sindaco a Civitella Alfedena in Abruzzo, è stato assessore a Sezze è stato presidente del parco nazionale d’Abruzzo. Ma questi sono meriti suoi, per gli amici contano le cose che legano e i litigi che allontanandosi avvicinando. Quando scegli un sindaco vedi le cose, ma poi devi scegliere un uomo. Io vi parlo del ragazzo che ora è un uomo.
Sono stato ad una sua manifestazione, lui mi ha visto e ha detto… “c’è il mio amico d’infanzia“, interrompendo il discorso, anche Girardengo si voltava al traguardo volante per vedere se c’era Sante Pollastri a vederlo arrivare. Come feci io quando mi veniva a prendere per portarmi a scuola che non potevo camminare e non per un giorno.
L’ho guardato, guardandomi e arrivano i ricordi di quando da bambini al Monumento (i giardini pubblici di Sezze) pensavamo a come saremmo stati da grandi, a come avremmo cambiato il mondo partendo dalla fine del mondo. Sapete la vita ci ha cambiato e noi siamo cambiati in questa la vita, ma i nostri genitori a vederci ora sarebbero un poco orgogliosi, orgogliosi non del fatto che millantiamo di essere primi, ma che siamo eguali agli altri e i loro sacrifici ci hanno la possibilità di giocarcela alla pari dei figli dei signori. Raggiungerli, i figli dei signori, partendo da dietro (da tanto dietro) non è mica facile e non era scontato.
Scuole, politica, lo studio per capire, la Juventus, la scoperta di nuove “filosofie”, lo scrivere, l’amore dei nostri genitori inversamente proporzionale a quello che ci potevano dare, quel paese che anche se siamo andati via ti rimane addosso, attaccato con quella lingua che anche se ti incontri a Parigi ti distingue, ti “affamiglia”. Quella idea di vivere insieme. Poi le città dove abbiamo scelto di vivere, lui Sabaudia io Latina che, seppur di diverso amore, sono luoghi, comunità, dove sono arrivati altri affetti, altre storie.
Capite che non posso essere neutrale e non posso manco chiedermi se è giusto o meno, per un amico quando fa una cosa non devi manco chiederti cosa farebbe lui per te, devi fare. Giancarlo dice agli agricoltori “sono di famiglia contadina“, non è tanto per dire, è essere veramente attaccati ai nostri posti, i contadini amano radici e non il vento.
L’amico per l’amico mostra il petto al nemico: sto co Giangavetto e a Sabaudia lui è il meglio portando la forza degli ultimi a governare un posto dove i primi si sentono esenti, dove ci sono padroni di laghi, padroni di spiagge, padroni dei boschi. Giancarlo sa che “manco gl’asino vo i padrono”. Butteri, gente libera che serve.
Sto con Giancarlo, Massimi (per me Giancavetto).



Ti leggo sempre con piacere .dal tuo scrivere trapela non solo un sentimento di amicizia ma anche di un grande rispetto della persona che pur avendo conosciuto da poco condivido