La disfida di Sabaudia, quel gigante che gioca da nano

La disfida di Sabaudia, quel gigante che gioca da nano

1 Giugno 2022 0 Di Lidano Grassucci

Sabaudia ultimi 10 giorni di campagna elettorale, che accade?

I cinque candidati si sono trovati a correre quasi come dei civici “apparentati” per la difficoltà di avere un appeal locale dei partiti. Eppure Sabaudia è, di fatto, un pezzo di Roma a sud di Latina. Tanti i residenti romani, molti i dipendenti pubblici (a partire dai militari), anche i balneari sono tal quali quelli che stanno a Roma, con l’unica differenza della rete agricola che è una potenza ma ancora non lo sa.

Quindi gli umori nazionali pesano e pesa quindi la “difficoltà” della destra che ha portato all’inizio a ben tre candidature diverse: Alberto Mosca (Forza Italia e Udc); Enzo Di Capua (Fratelli d’Italia e Lega); Maurizio Lucci già sindaco di tutta la destra ora destra-civico-bassianese. Divisioni che si complicano nel clima nazionale: scontro Giorgetti-Salvini nella Lega, tentativi neocentristi come a Torino dove il candidato sindaco della destra, Paolo Damilano, lascia tutti per una ipotesi centrista e Forza Italia non è da meno. Certo l’umore della città è Patria e Ordine, ma nel campo regna un disordine di offerta politica e anche 5 anni di governo civico della Giada Gervasi. La Gervasi al primo turno sfiorò l’elezione diretta con il 48% dei voti, divenuti al secondo turno con Giovanni Secci (sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia e An) il 77%.

Oggi quella eredità sta in Paolo Mellano che potrebbe essere la sorpresa di questo giro. Peseranno gli elementi locali e non i riferimenti nazionali. Il Pd è riuscito intorno a Giancarlo Massimi a presentare due liste e a tentare l’effetto sorpresa, certo è una corsa difficile una sorta di Cima Coppi in un giro d’Italia lungo.

La città già 5 anni fa si era orientata verso il superamento di modelli politici troppo eguali a se stessi, dentro una indecisione profonda su cosa essere: una città di impiegati statali e militari, tipo Aviano; una città di agricoltura a produzioni intensive tipo Cesena; una città turistico-balneare tipo la Versilia o Capalbio. Non che queste scelte noi siano compatibili ma ciascuna presuppone scelte difficili: se si punta all’agricoltura bisogna investire nella logistica agricola, renderla compatibile con il parco e attenta al consumo di suolo; se si punta al terziario c’è il rischio di essere area dormitorio; se si punta al turismo vanno riviste le politiche dell’ospitalità, i rapporti con il parco, il nodo dei balneari, la questione della proprietà del lago. Non nodi generici ma scelte strategiche. Il tutto dentro il paradosso che, negli ultimi anni, la città ha visto la presenza dell’operatore pubblico (il comune e il parco) sempre meno significativa e una società economica (soprattutto agricola) che è cresciuta in maniera esponenziale.

Sabaudia è un nano politico, rischia la tristezza turistica, è un gigante economico agricolo. Una bella sfida, ma in campagna elettorale tutto questo non si vede, si gioca a soldatini in una guerra vera. Ma questo non è diverso, ma solo più piccolo, dallo stato della provincia pontina.