Il mio tavolo
5 Giugno 2022Un tavolo, ma cosa vuoi che sia. Io ne ho uno di legno massello era di mia nonna. Un tavolo che fa miracoli, da piccolo diventa grande e sotto il piano conserva segreti inenarrabili. Io lì sotto ci conservo…
Io li sotto ci ho nascosto auto incredibili, eroi di mille battaglie e documenti segreti da non fa leggere al Mossad. Ci ho passato tempi lunghi, ma lunghi, di solitudine in cui parlavo con un generale del sud, uno di quelli che obbediva a Lee e un altro del nord che invece amava Grant.
Ma con me parlavano come fossimo amici, sotto il tavolo, sotto quel tavolo. Poi sono uscito da lì sotto con difficoltà, come esce il passero dal nido, come fa il gatto che esplora con paura il mondo oltre la premurosa madre, oltre il segreto nascondiglio.
Ora, ora non entro sotto il tavolo, dio come ero diventato grande, ora mi sto facendo piccolo e forse ci torno lì, dico li sotto al tavolo. Era così incredibile nascondersi lì in un segreto che gli altri facevano finta di non vedermi ed io mi illudevo di non essere veduto e anche creduto. Sarà per questo che mi vennero gli occhi grandi e le paura non da meno.
Quel tavolo ha sotto, in due piani sotto il piano uno davanti all’altro ed è lì che c’è il mio tesoro.
Uno spago arrotolato che non ho avuto il tempo di dispiegare, un vaso di marmellata bianco con il coperchio sigillato senza nessun segno con dentro l’aria mia di bambino, poi un libro consumato sul dorso a forza di aprirlo, chiuderlo, leggerlo e tornare indietro, un libro di copertina dura un libro letto non per cultura, per mostrare saggio che non ho, ma per piangere un poco. Una copia di Cuore. Già il cuore, è quello che ti frega il cuore che ti fa uscire dal tuo tavolo di legno e arriva il bloccarsi del cuore che sarà capitato a ciascuno di voi, insieme o uno per uno.
Sotto quel tavolino ci ho lasciato che non riesco a ritrovarlo un modo di sperare che il mondo non mi avrebbe fatto così.
Così come sono adesso che non c’entro più li sotto a prepararmi al mondo, è tempo di preparare l’uscita ma questo tavolino è stato il mio Cape Canaveral. E la Luna? Questa è un’altra storia.


