Sabaudia: la disfida degli amici dei “sindaci”, cronaca faziosa
9 Giugno 2022Questa cronaca è dedicata al nostro maestro Silvio Sacripanti che ci ha insegnato l’amore per la storia la geografia la libertà. A tutti gli amici e in particolare a Damiano e Gianni. Ai nostri genitori che ci hanno donato una vita bellissima.
Mi chiama Federico Ginanneschi di Baraonda Latina il Format. Mi dice: “Lidano devi venire ad un incontro degli amici dei candidati sindaco di Sabaudia, a te ti ha scelto Giancarlo Massimi“.
Capisco che saremmo stati a dialogare con i candidati ciascuno con un amico, invece no. A volte sono tardo nel capire, sarà l’età. Eravamo solo gli amici con il destino di parlare dell’amico. Maurizio Lucci ha scelto Renzo Marin, Paolo Mellano sceglie Daniela Iozzino, Enzo di Capua sta con Gianni Biondi, Alberto Mosca sta con Luca Mattiucci e… io sto con, per, Giancarlo Massimi.

Un dibattito di sponda, diciamo una sorta di scontro di retrovie. L’idea è originale, gli interlocutori civili. Perché si prevede l’amicizia che contagia la tensione, ha dentro la parola “ami”. Ciascuno dice la sua, dice del legame con “suo sindaco”.
E io? La domanda è “quando hai conosciuto il tuo amico?”
Che rispondo? Io no l’ho conosciuto Giancarlo ci sono nato. Poi l’asilo, poi i vicoli, poi le elementari, poi il liceo, poi l’Università, poi la politica, la Juve, poi… Dio mio sto parlando di me. Sono venuti anche altri due amici, Damiano e Gianni, per amicizia.
Che altro puoi dire se devi girare intorno ad una parola, amicizia, che parte con ami.
La politica? E’ una passione che ti viene dentro da piccolo, da piccolo che capisci da che parte stare. E noi, abbiamo scelto la parte nostra: gli ultimi perchè ultimi eravamo e ne siamo orgogliosi.
La sera di Sabaudia è dolce, sui monitor passano scritte intelligenti di razza-padrona (anche di laghi) che testimoniano quanto c’è bisogno della politica degli ultimi perchè i primi sono sempre all’opera, operai pro domo loro.
Qualcuno osserva che siamo “setini” e “bassianesi” (riferimento a Lucci) che violano Sabaudia, peccato che i nostri avi stavano qui prima e che sono l’anima di questa stessa terra, accogliente per ciascun apporto nessuno peggio, nessuno meglio, ma tutti essenziali e noi Lepini non siamo secondi ad alcuno, ma la prima memoria di tutti.
Parliamo di amici, chi lo è diventato per sport, chi per militanza, chi per corse salutari, chi per vicinanze di lavoro. Ma mica importa perchè sei diventato amico, ma esserlo è bello.
Federico il conduttore mi chiede: perchè Giangavetto? Giancarlo Massimi ha questo soprannome, perchè quando correvano in discesa nei vicoli, avevano così tanti giocatoli, che facevamo le cariche della cavalleria americana dei film western facendo finta di stare sul cavallo che spronavamo con pacche alle nostre natiche e… giu di corsa, mentre con la voce facevano la tromba “Tara, tarà, tarà”, Giancarlo non aveva la erre e gli veniva “Tava, tava, tava”. Il suo nome era Giancarlo piccolo, Giancarletto, senza la erre Giancavetto.
La politica? A 12 anni aveva letto, e capito, il manifesto del partito comunista, a 15 i Grundrisse di Marx. A 18 anni, era l’80, disquisisce alla maturità scientifica con i nuovi filosofi francesi, con Cacciari spiega gli angeli davanti ad una commissione d’esame basita, che si rammarica: “ma lei è un genio, solo che a matematica è andato malissimo”. Giancarlo si gira verso noi, come a cercare il suo pubblico e replica: Ma mica se po n’dovinà tutto nella vita”.
Tre anni dopo è laureato in filosofia con 110 e lode.
Sempre andati d’accordo? Mai, lui era nella Fgci, giovani comunisti, io nella Fgsi, giovani socialisti. Mai d’accordo, perchè l’accordo è dei morti, la discussione è dei vivi e di vita ne abbiamo vista tanta.
Un confronto civile, io vi ho parlato di più dell’amico mio perchè è giusto che sia così e non mi piace l’ipocrisia.
Mi sono divertito, ho conosciuto gente nuova, ho parlato della vita di due ragazzi che non hanno rancore per i mondo, ma che se la sono giocata. Buon voto a tutti votate come volete ma se volete Massimi è meglio.
Ringrazio Gianni Biondi, Renata Marin, Daniela Iozzino, Luca Mattiucci perchè in tempo di guerra è difficile parlare come se fosse pace.
Eravamo quattro amici al bar
Che volevano cambiare il mondo
Destinati a qualche cosa in più
Che a una donna ed un impiego in banca



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