Identità trans, le parole per dirlo e quel noi che nega diversità meravigliose
18 Giugno 2022Identità trans, parole per dirlo. Sto partecipando in queste ore ad un corso di formazione con questo “titolo”. Io vecchio signore nato sottoproletario ora, ora borghese così piccolo da passare per una serratura, così mediocre.
Ma che vogliono da me? Già, io so tutto della vita, arrogante come sono e triste un poco di meno.
Ma? Ascolto, aria da cavolo, ascolto ma non ci dovrei stare in fondo ho tante cose da fare, anche vivere possibilmente. Cercando anima con cui essere meno solo, se si può,
Ti saluto dai paesi di domani
Che sono visioni di anime contadine
In volo per il mondo
Mille anni al mondo mille ancora
Che bell’inganno sei anima mia
E che grande questo tempo che solitudine
Che bella compagnia
Fabrizio De Andrè, Anime salve
Ma ascolto e capisco in un mare di cose che c’è qualcosa qui che mi appartiene, che non sono “fuori” di un “dentro”, ma sono parte. Sento che ciascuno, dico ciascuno, è così umano da essere unico, che nessuno è nato per una idea collettiva, ma tutti per vivere la propria vita, unica. Come? Come viene, come scegli, come va.
Pietro Nenni diceva “fai quel che devi accada quel che può”. Ecco, non giudichiamo non guardiamo l’altro per riportarlo al modello di noi, ma ciascuno è come è. Sono nato storto, ma storto tanto disperazione di mia madre che mi voleva diritto come fuso, ma io sono storto. Poi mi volevano puramente in corsa per una carriera che non prevedeva la corriera ma il Suv, io viaggio in utilitaria. Mi dissero, devi andare a Milano… io amo Milano ma mi sarebbero mancate le rane.
Sento testimonianze, gente che dice di un “noi” e cerca di “altri”, accusando gli altri di essere diversi da noi perché ci dicono diversi. No, no, ciascuno ha i suoi versi, ma di poesia. Ogni sguardo è unico poi che fa, ogni vita è sola poi che fa. Non biasimo, perché dovrei biasimare me, quella mia saccenteria che mi viene da essere quel che sono. Sono uno che ha pregiudizi, ma non mi hanno insegnato l’odio, mi hanno insegnato a capire. capire è pregiudizio buono, non da sentenze.
Allah ama diversità meravigliose.
Sapete cosa ho capito? Che siamo 8 miliardi, ciascuno di questi è un universo, unico a se stesso, irripetibile e non c’è un noi, ma c’è un sole che scalda tutti, belli e brutti.
Poi, la mia anima contadina, incontro la mia gente in questa secca davanti alla natura e nessuno chiede come sei, ma tutti parliamo di come fare a salvare le susine a dare senso al prossimo grano, e a salvare le olive tra chi dice che patiscono la secca, e chi dice “sarà olio buono”.
Ho divagato? Forse no, forse ho capito che chi ho davanti è una persona, il resto…
Dissero di me che ero sbagliato: socialista-libertario, senza Dio, magro da essere la mia radiografia, setino e brutto come è brutto essere povero cercarono di cambiare il corso delle cose, ma noi non siamo la “cura” del normale, ma l’eccezionale dell’unicità.
Istituto Apicio Colonna Gatti di Anzio “Identità trans, le parole per dirlo”.
Interventi: la dirigente scolastica dell’Apicio Colonna Gatti, Maria Rosaria Villani, il dirigente scolastico Carlo Eufemi, i giornalisti Lazzaro Pappagallo e Giovanni Del Giaccio, Majid Capovani e Andrea Bruno che parleranno delle loro esperienze di vita, Elisabetta Ferrari dell’associazione Genderlens.


