Giacomo Matteotti: Il riformista radicale
27 Giugno 2022L’amica Simona O. mi fa arrivare in questi giorni di canicola, sapendo di farmi piacere, un libro appena pubblicato dalla casa editrice per cui lavora: Giacomo Matteotti- Questo è il Fascismo- Edizioni E/O.
Non so chi possa averglielo detto (forse intuizione da donna di lettere ed editoria?) ma ha individuato uno dei miei miti di gioventù, insieme a Carlo Rosselli ed Antonio Gramsci.
Non il Matteotti santino e martire anti-fascista, ma il politico lucido e l’intellettuale raffinato che riusciva ad unire nei discorsi e nell’agire teoria e prassi.
Uno dei maggiori e migliori esponenti della corrente del socialismo riformista.
Per questo un po’ ho storto il naso vendendo che la E/O lo aveva inserito nella Collana del Pensiero Radicale diretta da Goffredo Fofi. Un riformista tra i radicali? Matteotti insieme a Lelio Basso, Simone De Beauvoir e Garibaldi?
Scelta azzardata? No, è scelta azzeccatissima, se guardi al radicalismo come radicalità e fedeltà ai principi
ed ai valori.
Soprattutto lo è, se consideri il riformismo socialista per quello che fu e non nell’accezione moderna e snaturante di moderatismo; quasi il fratello diverso del conservatorismo. Dai discorsi parlamentari di G.Matteotti riportati nella pubblicazione di E/O emerge, tra le tante cose, proprio questo.
Un Matteotti rigoroso che mai cede alla retorica o alla semplificazione (mi limito alla nuda e cruda esposizione dei fatti).
Un Matteotti che non nega che la violenza possa far parte del contesto politico, soprattutto se non esiste alternativa.
Precisa che non si lamenta degli attacchi squadristi (non ci dorremo dei delitti), riconoscendo ai fascisti la dignità della chiarezza rispetto al loro agire (siamo i primi a riconoscerne le origini storiche) e individuandone l’origine nelle questioni sociali; il fascismo come reazione delle classi medie agrarie ed industriali all’avanzata del movimento dei lavoratori.
Un rivoluzionario gradualista ma sempre rivoluzionario. Un politico che snocciola cifre e dati, cercando di dimostrare invece che ammaliare.
Uno che percepiva la politica come “sangue e merda”. Politico che aveva un senso tragico del proprio ruolo e che era pronto a svolgerlo fino in fondo, pure a costo della libertà o della vita (come poi è avvenuto).
Un leader che però, difficilmente, poteva piacere alle masse degli italiani (anche se i contadini del Polesine che lo conoscevano direttamente lo adoravano). Era l’esatto opposto del Duce.
Quanto Matteotti era dotato di preparazione politica e dottrinaria rigorosa, tanto Mussolini era approssimativo e cialtronesco. Quanto Matteotti parlava con fatti dati e cifre documentate, tanto Mussolini era retorico e clownesco.
Quanto Matteotti era serio e preciso tanto l’uomo di Predappio era capace di volgarità e spacconerie continue.
Ovviamente la maggioranza degli italiani amò (forse ama ancora) più il Duce romagnolo dell’onorevole rodigino.
Emblematico il passaggio di uno dei discorsi parlamentari riportati.
Il Presidente della Camera, Alfredo Rocco (quello del Codice), di fronte alle contumelie dei deputati fascisti invita, vigliaccamente, Matteotti a parlare con più prudenza; il deputato socialista replica in modo meraviglioso: “Io chiedo di parlare né prudentemente né imprudentemente, ma parlamentarmente”
Piacerebbe dire che oggi Matteotti avrebbe miglior fortuna nelle simpatie di noi italiani invece non credo; ancora troppo serio e troppo rigoroso.
Matteotti continua ad essere meravigliosamente anti-ciclico (opposto al ciclo storico imperante).
In questo senso pochi italiani sono stati radicali come lui.


