Intermodale di Latina, quel “porto” che doveva sostituire lo zucchero e che ora è boccone amaro ceduto all’asta

Intermodale di Latina, quel “porto” che doveva sostituire lo zucchero e che ora è boccone amaro ceduto all’asta

27 Giugno 2022 0 Di Lidano Grassucci

Doveva essere la cartolina di domani, invece è il fallimento di sempre. Il futuro dell’economia pontina doveva passare per una “nuova logistica”, per un grande interporto.

Lo zuccherificio di Latina scalo dismesso in una società che non aveva più bisogno di dolcezza negli anni ’90, si trasformava in un acceleratore della “fretta” di portare il made in Latina nel mondo. Fu acquisita l’area dal Comune e con i fondi europei si realizzò l'”interporto”

Era il tempo di Ajmone Finestra sindaco, dell’economia rampante. Soldi pubblici, gestione privata. Qui sarebbero arrivati i camion pieni di merci, queste si mettevano sul treno (e sarebbe arrivato l’aereo, a 500 metri c’è l’aeroporto Comani)  e…. via alla conquista dei mercati del mondo, anzi “il mondo era nostro”. Mancava certo l’autostrada ma si fece un collegamento con l’Appia. E con il tempo sarebbe arrivato anche un porto, era l’aggiunto del sindaco Vincenzo Zaccheo al sogno di Finestra.

Fuochi artificiali, consigli di amministrazione, manager che Marchionne era un dilettante, e bilanci sempre in perdita, sempre ripianati dalla proprietà pubblica. Il risultato? Il sei luglio andrà tutto all’asta, tutto finito, inutile.

Dallo zuccherificio per decenni (anni ’30) sono nati i dolci, dall’intermodale non è nato niente.

La società che lo gestiva la Slm (società logistica merci, partecipata da Comune, Provincia, Camera di commercio per la quasi totalità e da microquote delle associazioni d’impresa pontine) di fatto è fallita (il 30 giugno si deciderà sul caso), il 6 luglio ci sarà l’asta per la cessione dell’area, sui parte da una base di sei milioni di euro.

L’intermodale inesistente fa compagnia alle terme di Fogliano, al parco tematico tra le incompiute della città che non riesce a reinventarsi.

La proposta di utilizzare la piattaforma logistica era fuori luogo: le grandi multinazionali farmaceutiche hanno la loro logistica, il polo agroalimentari ha tempi di movimento merci assolutamente incompatibili con un sistema di questo genere. Non era una economia locale che chiedeva il servizio, ma un servizio proposto a chi non lo chiedeva: insomma era un barbiere aperto in una città di calvi, un treno senza binari. Infatti le ferrovie, assolutamente non coinvolte nel progetto, hanno anche tolto l’accesso al centro intermodale puntando ad una funzione della stazione di Latina come polo per soli passeggeri.

Latina la città bambina che vuole giocattoli con cui non sa giocare.