Ucraina a Sezze, la guerra vera e la guerra che stanca vissuta alla tv e alla pompa di benzina
30 Giugno 2022Voi gente per bene che pace cercate,
la pace per far quello che voi volete,
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra,
vogliamo vedervi finir sotto terra,
ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato,
nessuno piu al mondo dev’essere sfruttato.
Paolo Pietrangeli, Contessa
Prendo una canzone del ’68 italiano, di quando questo paese ebbe un sogno da sognare fuori dalle mediocrità piccolo borgese, dal placidume clericale, dal conformismo volgare di tirare a campare per parlavi di oggi dell’Ucraina, della sua guerra, della Russia con le sue fobie che hanno fatto di una madre santa una perfida e avida realtà.
Parlerò, parleremo di guerra domani a Sezze, nel museo comunale su iniziativa dell’Anpi sezione di Sezze e il patrocinio del Comune. Ma non di una guerra da analizzare freddi di conoscenze, ma la guerra che ci riguarda, la guerra incredibile di chi quelli come e pensavano vedevano come faro, come conquista del cielo… (ora che mi ricordo io sono nato quando Yurij Gagarin conquistava il cielo e da lì su ci salutava con la mano e non ci gettava bombe, ma speranze, girò intorno alle terra il 12 aprile del 1961, io sono nato il 17 insieme ad Alfredo e da allora illusi di essere un poco di polvere di stelle). Noi orfani di una Russia che si è fatta orco ed era madre.

Parleremo di bambine che si sono svegliate di febbraio per andare a scuola, incontrare i compagni, le maestre, scrivere sui muri, mangiare la merenda ed invece sono partite per un altro mondo e il loro mondo non lo rivedranno più. Vite deviate, per chi si salva e il papà, lo zio, il vicino sono già al fronte capaci di sparare missili Stinger quando fino a ieri sparavano occhiate alle ragazze dal bar.
Parleremo della scelta che a ciascuno di noi si pone nell’impossibilità di una pace che è nel medesimo tempo libertà per ciascuno, ma diventa cosa da conquistare e il presso è la liberta.
“Piuccio non era omo de lite, ma pe lo giusto se faceva accide”, è un verso di Cesare Chiominto il poeta corese, Dante dei lepini che dice più di ogni altra cosa sulla nostra gente ed il nostro orgoglio.
Parleremo della guerra che ci riguarda ma non pensando che per la nostra pancia, la nostra borghese e vile vita dobbiamo chiedere a chi ha dignità di arrendersi complice della nostra viltà.
Parleremo di orgoglio che è di ciascuno, di rivolta all’ingiusto, di diritto di resistenza, di diritto alla difesa armata, il diritto ad armarsi contr l’ingiusto. Parleremo di umano e l’umano non comprende la viltà che è disumana.
CONFESSIONE DI REMIGIO DA VARAGINE
Noi volevamo un mondo migliore, di pace e di gentilezza, e la felicità per tutti, noi volevamo uccidere la guerra che voi portavate con la vostra avidità, perché ci rimproverate se per stabilire la giustizia e la felicità abbiamo dovuto versare un po’ di sangue… è… è che non ce ne voleva molto, per fare presto, e valeva pur la pena di fare rossa tutta l’acqua del Carnasco, quel giorno, a Stavello, era anche sangue nostro, non ci risparmiavamo, sangue nostro e sangue vostro, tanto tanto, subito subito, i tempi della profezia di Dolcino erano stretti, bisognava affrettare il corso degli eventi
Umberto Eco, Il nome della rosa


