Confesso la mia pena, così non è la mia città. Intorno a giudici e contatori per chi ha amato rivoluzioni
11 Luglio 2022Confesso una gran pena, un dolore profondo. Un senso di vuoto. Vedete ho sognato, vi parrà eccezionale, e non da solo un mondo diverso da quello che c’era e, ahimè da quello che c’è. Un fatto incredibile quel sogno che era di tanti, tutti contro padri e carrozze, per figli e missili capaci in un baleno di stare su mare, o più su in un paradiso nuovo.
Gesù, che chi di noi voleva vedere, era bambino e non faceva male ma imparava con noi il destino. Il sole di domani, dell’avvenire, non bruciava ma ci asciugava dalla pioggia di poco prima, per chi Dio non voleva vedere.
Ora? Ora vi racconto di contatori, di brogli, di giudici in toga, di chi si sente meglio a farsi i casi suoi, chi non sogna perché non può dormire temendo il furto di metalli da 4 lire.
Lo dico, mi fa schifo dirvi di chi si lagna perché perde e va da papà a fare la spia. Lo dico mi fa schifo sentir dire da qualcuno che è più onesto di ogni altro. Mi piacciono i ladroni, mi piace Tito che parla al signore che muore nell’umano dolore.
Non avrai altro Dio all’infuori di me
Spesso mi ha fatto pensare
Genti diverse venute dall’Est
Dicevan che in fondo era uguale
Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male
Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male
Fabrizio De Andrè, Il Testamento di Tito
E non mi hanno fatto del male, gli altri non sono male, sono diversi da me. Di una diversità che è meravigliosa e non accusa in tribunale.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio
Quegli altri nel nome di Dio
Ma io, senza legge, rubai in nome mio
Quegli altri nel nome di Dio
Fabrizio De Andrè, Il Testamento di Tito
Io non grido a ladro quando in mano ho il mio bottino, quando ho rubato a me i sogni del bambino che sono stato. Oggi vedo in carte bollate, in odi urlati, in vendette consumate quella povertà di chi ha tutto nella sua avidità ed è morta la generosità. Si sono stato rivoluzionario ed ho sognato la morte per voi benpensanti, antiche canaglie vestiti da preti che non hanno mai conosciuto Dio.
Confesso una gran pena, mi piace chi vince nel suo orgoglio e mostra le armi allo sconfitto per onorare la sua battaglia sapendo che lo sconfitto poteva essere lui. Mi piace chi perde ma guarda dritto negli occhi chi ha vinto perché non ha perso l’onore.
Confesso gran pena per tutto questo, ci sarà certo un giudice a Berlino che taglierà in parti giuste il bene dal male, ma non era un taglio con la sua ferita che volevamo, ma un sogno sognato insieme.
Ora piango la vostra miseria, perché noi, almeno abbiamo sognato
No. Niente rimpianti.
Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due.
Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente
lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
Giorgio Gaber, Qualcuno era comunista
Dice, ragazzi avete perduto: perchè ora siam vecchi ma ci dovevi vedere zingari felici fare l’amore e ubriacarsi di Luna (Claudio Lolli)


