Latina/ Gli elettori rimandati a settembre, votare come mestiere e l’incapacità di perdere
30 Luglio 2022No non puoi sempre vincere
No non puoi sempre vincere
Tu non devi odiarmi se lei vuole bene a me
Capita ogni giorno quello che è successo a noi
Bisogna saper perdere
Bisogna saper perdere
Non sempre si può vincere
E allora cosa vuoi
E se tra noi due avesse scelto invece te
Ora te lo giuro che in silenzio sparirei
Lucio Dalla, Bisogna saper perdere
A Latina nei prossimi mesi l’attività principale non sarà lavorare, ma votare. Si vota il 4 settembre per i seggi “ripetenti” al Comune di Latina. Poi dopo due settimane, il 18 in tutto il Comune per l’eventuale ballottaggio, la settimana dopo, il 25 per le politiche nazionale e solo 4 mesi dopo per le regionali. Saremo impegnatissimi, non prenderemo impegni.
Certo il Tar e poi il consiglio di Stato hanno applicato il diritto, ma chissà se hanno fatto giustizia.
Ora, noi di Latina, appariremo al mondo come elettori bari, scrutatori complici, presidenti ignavi e rappresentanti di lista almeno mediocri. Una città colta da un momento di follia collettiva.
Si rivota perchè al primo turno mancano poco meno di mille voti a far vincere direttamente Vincenzo Zaccheo, omettendo che al ballottaggio due settimane dopo Damiano Coletta ne aveva 8000 in più. La volontà dell’eletorato, potrà non piacere ma era palese.
Il diritto è applicato ma la giustizia è fatta?
Vincenzo Zaccheo, attraverso alcuni dei suoi ha impugnato il risultato del primo turno. Ha avuto nel Diritto ragione da ben due giudici, ma ha fatto la cosa giusta? La politica dovrebbe conservare gelosamente la sua autonomia, senza sarebbe in preda a rischi per la democrazia. Ora chiunque perde può chiedere al giudice di “rimandare” gli elettori, rei di non aver votato giusto.
Certo Coletta e i suoi hanno esordito con il richiamo alle virtù, alla svirtù degli altri ed ora i giudici giudicano la loro vittoria non virtuosa ma bara.
La situazione politica a Latina è grave, ma non è certo seria avrebbe detto Ennio Flaiano: di nuovo il Commissario prefettizio: era successo con Zaccheo, è risuccesso con Di Giorgi, ora tocca a Coletta. Deduco che qui la democrazia non è possibile.
Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum,
sed tantum dic verbo, et sanabitur puer meus”
Richiamiamo le nostre radici di fede, non siamo degni di ricevere la libertà. La libertà e la democrazia hanno bisogno di uomini capaci di generosità in caso di vittoria e di servizio alla causa comune in caso di sconfitta. Altrimenti? E’ una Babele e votare non è una scelta ma diventa un mestiere


