Limonata

Limonata

2 Agosto 2022 0 Di Lidano Grassucci
Era seduta, il caldo era ovunque e l’ombra verso il mezzodì si faceva isola corrosa dal mare di luce. Aveva indossato un vestito ampio per respirare, per avere una area di espansione per quel tempo che pareva di cucina. Non aveva amici o nemici, ma certamente aveva caldo. Perline sulla fronte, ogni tanto un refolo che puliva, come polmoni che si espandevano. Aveva ordinato una limonata gelida, che già quando arrivò al tavolo il bicchiere anche lui sudava. A tutto pensava, tranne all’idea che potesse parlare, scambiarsi con qualcuno. D’estate la città era di nessuno, una scena da “una giornata particolare” di Scola. Nessuno tranne, una ombra inquieta una stessa pena di quel caldo, tranne quella voce che pareva venire da un affanno “una limonata”.

 

Già, una limonata che a sentire la parole assaporò già il sapore della sua limonata non accora assaggiata. Lei attendeva per assaporare di più quella botta di gelo che per un attimo che nell’attimo sarebbe stato intenso, ma nell’attimo veloce sarebbe fuggito via. Le piacque sentire lui che diceva con vice maschile, di quelle che ci senti il torace: “una limonata”.

 

Lui notò la “condivisione” di bevanda e ..o anche lei limone, con questo caldo?

 

Il vestito, un camicione ampio, ebbe da quella voce come un sussulto, come se il timbro di quella voce maschile generasse vento, brezza non tornado, ma comunque vento. E rispose anche se non avrebbe dovuto, non si parla con sconosciuti nell’afa di una città vuota, è come sottolineare la perduta gente, come dirsi di aver bisogno di quel niente che in tempo ordinario è il rumore brutto della città. Ora morta quella città, se non per questa conversazione.

 

“Disseta il limone, disseta e mi fa sentire per un poco non invasa dal calore”

 

“lo preferisco ad ogni cosa, sa questo caldo mi toglie ogni resto e fa così silenzio il limone”.

 

Lo guardo, era accaldato ma non evidenziava fatica, non era scomposto, tutto sommato teneva la scena. Se non fosse stato per il bicchiere traspirante mica avresti detto d’agosto e della sua afa. Poi aveva mani con dita lunghe capaci di avvolgere il bicchiere grosso e non stringeva, eppure avrebbe potuto. Sapeva dosare la forza. E sorrideva come se questo, tutto questo, fosse un caso già accaduto.

 

Era meravigliata, non capita mica sovente di trovare eccellente, gradevole uno scambio che non era niente e sarebbe fuggito via. Gradevole si disse.

 

Lui: amo anche la granita di limone

 

Lei lo assecondò: ne assaggiai di eccezionale a Taormina, non pensavo fosse così. Mi riempì di bellezza il palato.

 

Non avrebbe voluto risposta, perchè ogni volta che lui parlava, la camicia che indossava pareva fare onde e gli scopriva le gambe. Si accorse che l’onda seguiva esattamente lo sguardo penetrante di quello sconosciuto, ma non era sgradevole, anzi si diede un colpo di schiena per evidenziare la sua figura, ma non per vanità, ma perchè lo fece e basta.

 

Presero il bicchiere quasi ci fosse un maestro di musica e la limonata giunse alla gola nello stesso tempo, nello stesso istante, ad unisono.

 

Gli occhi fecero con la faccia la stessa smorfia che dona il limone.

 

Si misero a ridere…

 

Erano insieme, strano non faceva poi tanto caldo

Nella foto: Edouard Manet, Limone