La giustizia e l’umanità, il caso di una ragazza che si uccide e il giudice si scusa e quelli che non lo sanno fare
10 Agosto 2022Non c’è tirannia peggiore che quella esercitata all’ombra della legge e sotto il calore della giustizia
Montesquieu
Una volta ho cercato di mettere nel trasportino il mio gatto, era malato, io lo volevo curare. Lo facevo per lui, ma lui niente si ribellava con una forza incredibile. Era felino, non poteva stare chiuso era nato per rischiarsela la vita non per assicurarsela senza libertà.
Io l’ho capito da quel micio che la condizione peggiore per ogni vivente è la cattività, la costrizione, per questo la costrizione deve essere l’ultima possibilità possibile, anche oltre l’impossibile.
Siamo persone prima che giudici. E io, come magistrato ma soprattutto come uomo, sento di aver fallito adesso che una ragazza di 27 anni di cui mi occupavo dal 2016 si è tolta la vita in carcere. Queste sono le parole di Vincenzo Semeraro, giudice di Sorveglianza del Tribunale di Verona, pronunciate durante un’intervista al Corriere della Sera. Il magistrato aveva scritto e letto anche una lettera durante i funerali di Donatella Hodo, la giovane di 27 anni che si è tolta la vita in carcere di Montorio, a Verona.
Tpi, Maria Elena Marsico
Una ragazza di 27 anni che non c’è più. Chi amministra la giustizia dovrebbe prima di ogni codice leggere l’umanità che è in lui e che è scintilla del creato o del creatore.
Si toglie la libertà con facilità poi si muore una sola volta e non si rinasce mai.
Togliere la libertà è più che togliere la vita è renderla impossibile in vita. E’ qualcosa di inumano, per questo va fatto quando nessuna altra possibilità c’è. E chi ha questo potere altro non può fare che questo con rigore, seriamente, senza foto sui giornali, convegni di sociologia, manifestazioni e feste di piazza. Perchè un giudice ha tormenti con la coscienza non piaceri da palcoscenico.
Il giudice di Donatella sente il peso umano di una tragedia, perché davanti alla morte è stato non giudice ma figlio, fratello, padre, amico, innamorato, credente, malato e sano, insomma è tornato umano. E chiede scusa, si fa della stessa colta del padre della ragazza, non essere riusciti dove dovevano tentare. Questa è coscienza, questo è rigore, ma non passa in tv, non lo sanno scrivere sui giornali.
Quando arrestano qualcuno troppi miei colleghi gioiscono, troppi rei si sentono sollevati “è toccato ad un altro non a me”, troppi ben pensanti cibano la loro nascosta immoralità privata in moralità pubbliche. Pochi pensano all’uomo, alla donna, al ragazzo a cui si chiude il mondo. Papa Francesco, che non è l’ultimo della terra, ma l’unico in terra che parla col l’inizio di ogni cosa dice: “chi sono io per giudicare”
Anzi va oltre Francesco e aggiunge “L’umiltà evangelica porta a non puntare il dito contro gli altri per giudicarli, ma a tendere loro la mano per rialzarli, senza mai sentirsi superiori”
Donatella non era ragazza facile, Donatella non aveva diritta la via, Donatella era lei e lei con tutti i suoi errori aveva diritto alla vita.
Siamo troppo dalla parte della accusa, abbiamo bisogno di vendette e così facciamo in nome della giustizia delle grandi ingiustizie.
Racconto questa storia dopo che ho pensato ai mesi di carcere di Romolo Del Balzo, poi risultato innocente con sentenza, pensando alla carcerazione della Tintari sindaco di Terracina che per il suo arresto ha dovuto dimettersi da guida della sua città.
Penso a Tortora, penso… che ci sarebbe bisogno di garanzie per i cittadini non di permessi per le accuse. Penso a Sacco e Vanzetti e al bisogno di segnare gli anarchici e gli italiani, in nome della legge che non prevede mai la differenza ma si ostina sull’omologazione.
Questo sentivo di dire e l’ho detto


