Ho passato una sera con Maurotto, mi manca il mio amico Mauro Carturan “sindaco a forma di sindaco”
11 Agosto 2022Maurotto non era un uomo normale. Non era un uomo banale. Sapete quando mangiare condito? Ecco, lui non era nouvelle cuisine. Vedete la politica la potete fare per casi di ciascuno, per eredità di fede, per sottili ragionamenti o… per passione, per delirio passionale.
In uno dei più bei film che ho visto “The Blues Brothers” John Belushi e Dan Aykroyd ne combinano di ogni perché “sono in missione per conto di Dio” e Dio aveva parlato loro per bocca della suora della scuola dei due apparentemente senza legge. Ecco metti al posto della suora la voglia di riscatto, al posto della follia dei due una intelligenza che non la ferma neanche l’uragano ed ecco Mauro Carturan, il mio amico Maurotto. La figlia Maria Renè ha organizzato il giorno del suo compleanno un ricordo del padre, insieme a Patrizia e al figlio Juan Carlos
Mi dice, puoi venire a ricordarlo? Io lo ricordo. Ecco il fatto, io lo ricordo. Maurotto è stato così amico mio da aver litigato con lui tanto e di più, financo troppo perché eravamo così.
Era “un sindaco a forma di sindaco”, che questi sindachetti del nuovo corso non ci trovi neanche gusto a litigarci, falsi eroi di vil coraggio.
Mauro no, faceva di una mozzarella un boccone, della vita ogni attimo mille attimi. Non era un uomo normale.
Scommettemmo sulla apertura delle grotte di Palazzo Caetani, persi la scommessa. Si andò a riprendere Ninfa, come D’Annunzio si riprese Fiume.
Mentre lo ricordo… mi viene da piangere, porca di quella miseria gli volevo bene.
Mi fece dei comizi in piazza contro che tuonava la piazza davanti al mio “tradimento”, io che avevo osato dirli “Mauro non è più tempo”. Ma lui era così.
Poi mi ha richiamato e “dai ricominciamo, facciamo una intervista…” . Non ci siamo riusciti, la miseria che fa misera la vita non ci ha dato il tempo.
Un cispadano sindaco di Cisterna, una goduria. Un contadino a capo dei tanti puzza sotto il naso. Un cispadano che si fa dottore, imprenditore, sindacalista, amministratore, restando sempre contadino.
Mi prestò l’asino con cui feci la metrociuccio leggera, con tanto di calesse, per dimostrare il paradosso della metropolitana di Vincenzo Zaccheo quando tutti, e dico tutti, erano d’accordo e l’approvarono in consiglio. Maurotto era impunito, ma riconosceva l’intelligenza, la rubava perché era intelligente.
Alla commemorazione tanta gente, gli amici, ma non solo e la cosa importante era che non si è ricordato Mauro ma si è stati con Mauro. Al Capanno a Cisterna c’era gente la moglie, i figli, Matteo Adinolfi deputato europeo, Merolla, Tomei, Carlo il fratello … ma cosa ve li cito a fare, c’era il mondo di Maurotto.
Suonano canzoni di Renato Zero, di Pino Daniele. Qualche ragazza balla, gli altri seguono allegrie e malinconie. Ma no, Maurotto era di quelli che avrebbe voluto una orchestra jazz. Era il jazz la sua musica perché è libera, non ha eguali, perché è genio.
Maurotto abbiamo vissuto tanto, tu sei già lì arriverò d’appresso e farai un comizio contro di me, del mio tradimento e poi faremo la nostra intervista d’amore per Cisterna. Naturalmente i quadri li porta Sabino Vona.



