Roccagorga ricorda Sabino Vona a trenta anni da quella foto

Roccagorga ricorda Sabino Vona a trenta anni da quella foto

19 Agosto 2022 0 Di Lidano Grassucci

A Roccagorga ricordano Sabino Vona a trenta anni dalla foto che fece fare alla gente tutto il paese in una delle piazze più belle del mondo.

Sabino era comunista, era comunista sindaco, era professore ma comunista professore, era galantuomo ma comunista galantuomo. Sabino è stato mio amico e io suo, sulla sua tomba nella lapide ci sono le mie parole sulle mille vite di Sabino, qualcuna da me condivisa, da me con lui vissuta.

Lui comunista rigoroso di quel comunismo di cristiani che sta su queste montagne dove la storia passa, ma piano, dove la vita corre, ma piano. Dove le anime passano lente, dove pregano anche i sassi, e la bestemmia e pure essa preghiera. Cosa vi debbo dire, Sabino era mite, ma rigorosamente mite.

Avevano rapito Aldo Moro, lui era segretario provinciale dei comunisti, il paese era alla vigilia di nessuno sapeva cosa. I comunisti, la sinistra, si mobilitava come la Dc offesa in uno dei suoi leader. Ma mai comunisti e democristiani avevano sfilato insieme. Nessuno voleva partire, Sabino non riusciva a convincere i suoi. Tutti fermi.. da un lato i mangiapreti, dall’altro i forchettoni. Mai e poi mai.

Sabino decise di fare una cosa che solo lui poteva pensare, andò dal capo dei comunisti setini, Alessandro Di Trapano sindaco e il più comunista di tutti. Era così comunista che se si asciugava il sudore era pure quello gesto comunista. Lo pregò: “Sandrì, va tu annanze”. Il capo dei comunisti non era uomo facile e restò basito, lui? “Sandrì, se no vai tu non si parte”. Sulle nostre montagne capitano cose… Sandrino prese la bandiera, quella rossa, e un pugno dei suoi e andò alla testa del corteo, perchè gli offesi quel giorno erano i democristiani ma anche la libertà di tutti. E per la prima volta le bandiere rosse sfilarono con quelle bianche.

Questo era Sabino Vona, di me gli dispiaceva l’edonismo socialista, il piacere di vivere felici qui ora, senza rimandare all’ora della felicità assoluta. Gli dispiaceva il mio disordine dentro il suo rigore, ma per questo eravamo perfetti. Poi, queste radici Sabino mio queste radici che possiamo capire solo noi contadini. Se a noi togli la terra, non respiriamo più, come fanno i cetacei in mare che se li fermi dalla loro eterna corsa per cui sono nati, si bloccano di respirare.

Così ci siamo incontrati, così abbiamo fatto una strade insieme, così siamo stati entrambi capaci di non essere banali.

Sabino, l’uomo, l’intellettuale, il sindaco

A 30 anni da quella foto

Teatro di Roccagorga, alle 18

Coordina l’incontro Eros Ciotti