L’arte di Franco Vitelli a Priverno, l’ultimo dei cosmati presentato da Tosti Croce e del Bufalo
19 Agosto 2022Vengo da un posto dove coloro che lavoravano con le mani si chiamavano “artisti”, coloro che erano capaci di fare bellezza di rendere altro il mondo da come era. Un mondo delle storie come i pittori, gli scultori, quelli dei mosaici, un mondo di ciascuna persona come i cerusici, i sarti i calzolai. La bellezza era in quelle mani che rifacevano il mondo più bello di come era, quasi a cercare di farci, noi creature, creatrici. Così inizia la storia del nostro mondo in questo percorso per la meraviglia, per la bellezza. C’è, a Sezze, ma è figlio del mondo nel mondo un artista capace ancora di questo, di questa metamorfosi. Si chiama Franco Vitelli, prende il materiale, la materia, sia pietra, o metallo, o legno o… non c’è un limite e ne fa un nuovo ordine, la muta ad arte e la muta alla bellezza. Vede nella pietra Franco quello che i grandi scultori vedevano nei blocchi di marmo, nel metallo da forgiare, da fare di liquido al suo inizio in forma per sempre. La presentazione della mostra di Franco sarà affidata a Maria Righetti Tosti Croce, a Dario del Bufalo, domenica 21. il 28 agosto sarà la volta di Vittorio Sgarbi. Un artista ha bisogno di chi ne sa parlare, di chi sa farlo nell’arte (anche quella) di leggere le cose.

I cosmati erano “maestri” che nel 1100/1200 in Roma facevano non le cupole, non i campanili, ma i pavimenti la parte dove chi guardava Dio doveva poggiare i piedi e sentirsi non a terra ma in paradiso. Le chiese erano “libri” in cui ogni cosa spiegava Dio dalla grandezza, alla luce, ai dipinti, alle statue. I cosmati raccontavano dio in questa terra, a terra, come un mantello che Dio metteva a terra per non far sporcare i piedi.
Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 13, racconta l’episodio della lavanda dei piedi. Gesù «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine», e mentre il diavolo già aveva messo nel cuore di Giuda Iscariota, il proposito di tradirlo, Gesù si alzò da tavola, depose le vesti e preso un asciugatoio se lo cinse attorno alla vita, versò dell’acqua nel catino e con un gesto inaudito, perché riservato agli schiavi ed ai servi, si mise a lavare i piedi degli Apostoli, asciugandoli poi con l’asciugatoio di cui era cinto.
Allora si camminava a piedi su strade polverose e fangose, magari sporche di escrementi di animali, che rendevano i piedi, calzati da soli sandali, in condizioni immaginabili a fine giornata. La lavanda dei piedi era una caratteristica dell’ospitalità nel mondo antico, era un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso il marito, del figlio verso il padre e veniva effettuata con un catino apposito e con un “lention” (asciugatoio) che alla fine era divenuto una specie di divisa di chi serviva a tavola.
Famiglia Cristiana, 14.04.2022
Le chiese dovevano essere anche questo simbolo di curare ogni cosa, di ogni cosa avere la bellezza perchè tutto è bellezza.
Questa arte antica, questa arte cristiana e umana, questo segno divino ha a Sezze un suo “raccontatore”, la bellezza ha un testimone. Espone a Priverno.
Lidano Grassucci
LA PRESENTAZIONE DELL’EVENTO

Tutto pronto a Priverno per “Spolia”, la prima di una serie di esposizioni firmate Franco Vitelli, che toccheranno diverse citta’ italiane ed europee nei prossimi mesi. Sarà il Sindaco Annamaria Bilancia a dare inizio alla manifestazione, alle 18 del 21 agosto, presso la Sala delle Cerimonie del Comune.
Seguiranno gli interventi di Marina Righetti Tosti Croce, di Dario del Bufalo e dell’assessore alla Cultura Sonia Quattrociocche. Moderatrice dell’evento Ester Marchionne, giovane storica dell’arte, che su Franco Vitelli ha scritto la sua tesi di laurea. La mostra si compone di 36 opere inedite d’arte contemporanea, allestite nel Museo Archeologico e nella sala espositiva dei “Portci Paolo di Pietro”.
Artista di caratura nazionale, apprezzato dai grandi critici e definito come ‘ultimo dei cosmati’, in questa collezione reinterpreta l’arte cosmatesca in chiave moderna. Propone una visione nuova dell’uso dei marmi pregiati e rari, che ora si accostano al legno, al piombo al rame all’oro, agli specchi e altri materiali, preziosi e non. La materia, tutta, diviene protagonista. E poi le forme e i colori, accesi e brillanti nelle serie a olio e più spenti ma suadenti, propri degli elementi naturali, nella tecnica mista. Forma, colore, materia, che nella realizzazione di un disordine apparente, mantengono la ratio delle geometrie care al Vitelli. I lavori sono costituiti da elementi che hanno accusato i segni del tempo. Si sono trasformati, invecchiati, non perdendo di valore, anzi elevandolo all’ennesima potenza, nel momento in cui le mani del maestro, le trasformano in parti essenziali del nuovo tutto, nella ricerca di bellezza e armonia. Sarà una vera sorpresa, non solo per le opere, ma anche per la presentazione del catalogo. Il testo racconta, attraverso la voce di 36 diversi commentatori, la complessa e sofisticata arte del maestro. Vitelli da oltre 30 anni produce nella sua bottega piccoli e grandi capolavori. Crea rifiutando la contemporaneità delle tecnologie, inneggia alla natura e all’eleganza, fuggendo, o almeno provando a fuggire, da una razionalità che, tuttavia, non lo abbandona mai completamente.
La mostra sarà aperta dal 21 agosto al 11 Settembre. Gli orari di visita saranno esposti sulla pagina fb Spolia, sul sito del Museo Archeologico e del Comune di Priverno.
L’ingresso è gratuito. L’ evento e’ stato realizzato dall’associazione Culturale Quincunx, in collaborazione con la direttrice del Museo Archeologico Margherita Cancellieri e con il patrocinio del Comune di Priverno.



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