Ballerina
10 Settembre 2022Ma cosa è quella luce li giù? Ma cosa posso vedere non vedendo quella lontananza che fa così distante?
Guarda le stelle il reduce di guerre senza alcuna speranza, perché le stelle c’erano quel giorno del fatto e loro posso raccontarlo anche a lui che era nel fatto.
Un uomo con il bavero alzato camminava in una strana notte d’umidità che non respiravi ma bevevi. Che fatica ogni passo, la pelle trasudava come un bicchiere quando versi la birra gelata, quando versi rancori tenuti, vite che non hanno dato uva e è finito il vino.
Camminava passo di buon passo, voleva fuggire, o tornare da un suo fuggire. Il verso del viaggio lo conosce suolo il viaggiatore e, e le stelle che non hanno mai altro da fare che guardare.
Camminava e una vecchia luce al neon faceva fastidio al buio con la scritta “Teatro”, ma nessuno avrebbe potuto dire da quando non c’era lo spettacolo. Eppure, eppure suonava il piano che dava tempo al neon incerto e l’uomo entrò pensando a poltrone consumate e polvere a riposare.

Entro e dentro una ballerina con le scarpe per camminare sulle punte, un tutù e salti da funambola ungherese. Lei sola e il piano era un carillon che non si stancava mai.
Ballava chissà da quanto e chissà per quanto, chissà senza rimpianto, senza spettatori in attesa del viaggiatore di un viaggio col bavero alzato.
Si fermo nell’ombra, si fermo a guardare. Lei ancora a danzare, che danza, che dance ed ecco che la musica sale. Una chitarra spagnola, un uomo di quelli duri consumati nelle peggiori osterie dell’Andalusia, uccisori per non essere uccisi, ladri per non vedersi rubare, loschi come un vino tinto. Veri come è vera la stella che sta a guardare.
Lei cominciò a ballare, la chitarra a suonare, le stelle ad ammirare. L’uomo stette, stregato. Stette stregato, lui che aveva fatto crociate, visto Gerusalemme, navigato sul lago Tiberiade. Lui che aveva visto le seti di Cina, stette.
Lei ballò il flamenco, chitarra di Spagna, sogni di chi viaggia in cerca di speranza.
Balla, la ballerina con la passione di cui ha bisogno quel viandante con la fantasia di sidro, di vino, di oppio e di ogni follia nel viaggio. Ma mai così, mai così.
Quadri: Gulyás László, 1960


