Dalla ferrochina al Campari
19 Settembre 2022Ero stanco, d’improvviso. Intorno ciascuno aveva il suo giusto, lui lo aveva perduto. Ciascuno spiegava con particolari la propria grandezza, lui si guardava nella sua dimensione sempre più piccola.
Aveva coscienza della difficoltà di vivere comunque difficile e reputava i facili come illusi.
Se non hai nulla nella vita devi rubare anche l’aria. C’è chi nasce satollo e chi affamato, a me toccò la seconda sorte.
Ero nato magro allampanato, per farmi non grasso ma mantenermi in vita mi diedero ferrochina e marsala. Per far sangue vino rosso. Il resto lo affidarono alle preghiere.
Non vi so dire se la cosa è continuata per l’alcol o la preghiera, sta di fatto che sto qui.
Sarà il combinato disposto che ha segnato mente e fegato, ciascuna cosa per sua competenza.
Non capisco la vita programmata, molto il miracolo e la speranza sua figlia.
Ero stanco, dovevo giocarmi la carta che avevo. Ordino un Campari e mi metto a guardare l’intorno, una giornata settembrina. Intorno vanno di fretta, io non ho fretta. Osservo, come osservavo il mondo da una finestra. Passano tipi di ogni possibilità. Loro mi giudicano oziante per via che sto seduto, alcolista per via del Campari, solitario per via della sedia vuota nel mio tavolo, ignorante per via del libro mancante sul tavolo. Io li guardo tutti senza giudizio, ma ne traggo profitto per questa mia vanità di godermi il mio niente.
Non mi fecero intelligente, men che meno furbo, mi rubai l’umanità e cercavo di farne tesoro.
Passa un uomo alto che fa prima di tutti a toccare il cielo, uno basso che se la corsa fosse verso il centro della terra lui è già lì. Passa una donna che ruba gli occhi che se la vita fosse cercare la bellezza di Fidia qui lei è già arrivata, se la bellezza fosse nel buio di Caravaggio lei sarebbe la luce. Va così, guardo e cerco in questo mondo vario il mio mondo che non voglio avariare, ma variare le fasi del motore.
La donna parve salutare me, o forse parlava con il tavolo accanto, ma che fa anche la ferrochina era una illusione di dare ferro ad un bimbo che non ne aveva.


