Malandruccolo è una questione di valori… valori sociali

Malandruccolo è una questione di valori… valori sociali

21 Settembre 2022 0 Di Fatto a Latina

Tommaso Malandruccolo, candidato al Collegio Uninominale di Latina per la Camera dei deputati. Lui è consigliere comunale a Latina, è un esempio di travaso tra società civile e impegno politico.

 

Perché ha scelto il PD per candidarsi? E per quale idea di Paese?

Mi sono candidato con il Partito Democratico perché sono rimasto affascinato, sin dalla sua nascita, del suo manifesto dei valori, in cui mi riconosco pienamente, principalmente per la sua declinazione sociale. L’Italia che amo è quella dove lo Stato si prende cura in maniera capillare dei sui figli “pettinando” il territorio, iniziando da quelli più fragili, dove nessuno sia lasciato solo, dove il colmare le diseguaglianze sociali sia considerata una priorità, dove l’accesso alle opportunità sia consentito a tutti indistintamente, dove ambiente ed economia, sicurezza e welfare non vengano più considerate questioni contrapposte, dove le aziende siano poste nella condizione di lavorare meglio per una serie di strutture e servizi, che possano bilanciare la competitività di quelle straniere, solo basata sul basso costo della mano d’opera, per una scuola che sia ancora più permeante sul fronte dell’educazione, oltre che su quello didattico, dove i diritti civili e sociali siano considerati come tali, e non mere concessioni, dove l’Europa, oggi meno austera di un tempo, venga considerata per quella risorsa che è e non pietra d’inciampo, con una maggiore autonomia politica, economica e militare rispetto a qualsiasi forza esterna.

La sua storia professionale e di impegno associativo ci parla di sicurezza e solidarietà. Sono due cose che possono convivere?

Riguardo alla mia professione e al mio passato da volontario nel campo del disagio giovanile, sono molto felice di considerarmi la sintesi di due istanze che si levano dal territorio, la sicurezza e il welfare, troppo spesso considerate antagoniste, ma che invece in un paese civile devono essere necessariamente complementari. Operare solo sulla sicurezza significherebbe agire solo sul sintomo, farlo solo sul welfare significherebbe non assicurare al cittadino le garanzie necessarie ad una convivenza civile. Per questo motivo è necessario un rapporto di dialogo e dipendenza fra le due questioni, che non dovranno mai essere considerate slegate, ma mantenute in costante e sobrio equilibrio.

Ci dica due cose che vorrebbe fare se fosse eletto al Parlamento.

Oltre a dedicarmi alle priorità dettate dalle emergenze, vorrei realizzare dei progetti che da anni ho nel cassetto, vere e proprie microriforme, la cui adozione, a mio avviso, otterrebbe ricadute sulla società con un effetto domino. Dovendo limitarmi a solo due esempi, potrei dire l’istituzione dell’ora di “educazione all’empatia e ai sentimenti” nelle le scuole di ogni ordine e grado, quale principale strumento di prevenzione e contrasto alla violenza di genere e contro ogni forma di discriminazione e l’istituzione di corsi di guida alla genitorialità, da promuovere attraverso incentivi alla famiglia, da realizzarsi in maniera sistematica prima della nascita del figlio e nella fase della pubertà. Con questi due progetti si interverrebbe in maniera significativa sulle due principali agenzie educative, dato che gli interventi a macchia di leopardo si sono dimostrati spesso inefficaci. Ma di progetti ne ho tanti, e tutti di rilevante importanza. Purtroppo oggi troppo spesso la politica parla alla pancia delle persone, nella ricerca di un immediato consenso, tralasciando quei provvedimenti a lungo termine, che sarebbero più radicali nel raggiungimento degli obiettivi.

La guerra alle porte dell’Europa, la pandemia, la crisi economica. Come se ne esce?

Mi permetto di ribaltare la domanda per essere più sintetico. Senza voler entrare in analisi geopolitiche, economiche e sociali, certamente non se ne esce assumendo un atteggiamento negazionista, isolandosi dal resto dell’Europa, mantenendo un profilo di falsa prudenza dettato dal timore di impopolarità, arroccandosi a formule ideologiche scollate dalla realtà e dalle necessità della popolazione.