Circo
23 Settembre 2022Muore intossicatoDa sogni vani di democraziaRifiuta i compromessi alla bugiaMuore contento? No, da disperatoMa cosa importa, è giunto fino in fondoAlla sua saga triste e divertenteA una vita ridicola e insipienteLui muore, infine, e noi restiamo al mondo
Che pagliacciata è stata la vita di cui sono cosciente pagliaccio. Oggi si consuma la vanità del niente e si rincorrono insipienti destini. Chi conta le parole non conoscendo fatti, chi arma misfatti per non avere mai fatto altro che vestirsi in crinoline.
Che pagliacciata è stata la vita. Mi vesto di questo giorno che spoglierò a sera, durante il resto sarò la mia maschera per far ridere i bambini.
Capita al pagliaccio di avere bimbi intorno, poi le mamme li richiamano tutti e lui resta non con il sorriso dipinto sulla bocca ma con la lacrima che è dipinta sotto gli occhi.
Eccolo così è il destino di chi per ridere ha avuto bisogno di disegnare il sorriso avendo stampato il pianto.
Ora ricordo perché scelsi nel circo non la parte del funambolo, manco quella del domatore, men che meno il ruolo fesso del direttore, ma feci pagliacciate nella potestà unica che è in me di recitare anche tra il pubblico la mia parte di vedere sorriso ed esser pagato con malinconia.
Che pagliacciata è stata la vita, ora sono solo cosciente di questo niente.
Vi ho raccontato millanta storie omettendo la mia, vi ho detto mille volte mille dove pensavo giusto agendo sbagliato, ma era tutto capovolto e forse non era vero niente se non il tempo che rincorrevo per consumarlo tutto e non lasciare niente.
Malato è l’uomo che si crede saggio, è grave il saggio che si crede uomo, è morto il pagliaccio.
La cura sono le parole ma si guarisce con il silenzio.
A noi non resterà che andare viaE sciogliendoci da quel mortale abbraccioRicorderemo forse quel pagliaccioE la sua lotta ingenua e così sia
Le strofe sono di Francesco Guccini, testamento di un pagliaccio, ma il circo siamo forse noi. Pardon, solo io.
E poi le strofe suonano come all’inizio del gioco
Voi gente per bene che pace cercateLa pace per far quello che voi voleteMa se questo è il prezzo vogliamo la guerraVogliamo vedervi finir sotto terra
Paolo Pietrangeli, Contessa
Diranno della terra lieve, io l’ho tenuta tra le mani cercando di metterci un fiore. Un uomo saggio mi disse che era il caso di metterci la zucca, i fuori non si mangiano. Pensai ai profumi che fanno diverso il respiro.
Nella foto Edward Hopper il clown di “soir bleu”


